Regione Lombardia, arrestato l’assessore Zambetti: pagò i voti alla ndrangheta

La Regione Lombardia nuovamente nel mirino della giustizia: questa mattina i carabinieri hanno arrestato a Milano Domenico Zambetti, assessore alla Casa nella giunta Formigoni. L’ordine di arresto per il politico fa parte di un’operazione che le forze dell’ordine definiscono ‘senza precedenti’: l’accusa nei confronti di Zambetti è di aver comprato circa 4mila preferenze pagando duecentomila euro alla ndrangheta.

Secondo quanto scoperto dall’inchiesta l’assessore avrebbe pagato circa 50 euro per ogni voto, denaro incassato poi da Giuseppe D’Agostino, appartenente alla cosca calabrese dei Morabito-Bruzzaniti, e da Eugenio Costantino, referente del clan Mancuso.

Nell’ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari Alessandro Santangelo, figura anche Ambrogio Crespi, fratello di Luigi sondaggista preferito di Silvio Berlusconi, che avrebbe utilizzato i contatti con la malavita organizzata per raccogliere voti nella periferia milanese. In totale sono venti le persone colpite da ordine d’arresto, molte delle quali appartenente alla ‘zona grigia’, ovvero persone lontane in apparenza dalla malavita organizzata, ma che in realtà hanno rapporti molto stretti dalle cosche con cui intrattengono ‘scambi’ di favori.

Tra i politici toccati dall’inchiesta, seppur indirettamente c’è anche Sara Giudice, la giovane ex Pdl che organizzò la campagna ‘anti-Minetti’: per aiutarla, il padre, Vincenzo Giudice, avrebbe promesso appalti in Calabria alle cosche, anche se non è provato che sapesse con chi avesse a che fare. Tornando a Zambetti, sul suo capo c’è anche un’intercettazione ambientale che, secondo gli inquirenti, mostra il pagamento dell’ultima tranche di soldi per i voti del 2010. Inoltre l’assessore avrebbe anche fatto assumere la figlia di uno dei due criminali all’Aler, ente case popolari: su di lui pendono le accuse di scambio elettorale politico-mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. 

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