Liste pulite, ecco la legge: incandidabili i condannati

Tutto pronto o quasi: il decreto sulla incandidabilità dei condannati alle elezioni politiche del 2013 è in rampa di lancio. La bozza è ormai pronta, come affermato dal prefetto Bruno Frattasi, capo dell’ufficio affari legislativi del ministero dell’Interno, che da più di un mese lavora alla normativa. Il ritmo è serrato e la nuova legge potrebbe essere applicata anche per le elezioni regionali in Lazio, Lombardia e Molise di fine gennaio: oggi il ministro dell’Interno, Cancellieri incontrerà i colleghi di Giustizia e Pubblica Amministrazione, Severino e Patroni Griffi, per mettere a punto gli ultimi dettagli.

L’obiettivo è quello di chiudere il cerchio in un paio di settimane, con l’approvazione anche del consiglio dei ministri: il testo dovrà poi ricevere il parere del Parlamento. Ma l’esecutivo non ha intenzione di fermarsi: al vaglio ci sarebbero anche norme sulla trasparenza e sull’incompatibilità degli incarichi dirigenziali. Ad esempio chi ha avuto un ruolo nelle amministrazioni locali, per un anno non potrà assumere ruoli dirigenziali nello stesso ente, come anticipa il ‘Corriere.it’.

Prima però c’è da chiudere il cerchio per la norma sull’incandidabilità dei condannati: un decreto che deve essere approvato in tempi rapidissimi per essere in vigore al momento delle prossime elezioni, considerato che i partiti presentano le liste un mese e mezzo prima del voto. Una volta varato dal consiglio dei ministri, il decreto dovrà ricevere il parere, non vincolante, delle commissioni di Camera e Senato che avranno 60 giorni di tempo per esprimersi. Dopo di che il testo entrerà in vigore.

Ma quali sono i punti ancora da chiarire: al momento l’incandidabilità riguarda chi ha ricevuto condanne definitive superiori ai due anni per reati di grave allarme sociale e contro la pubblica amministrazione. Nel testo si assimila il patteggiamento alla condanna, mentre da chiarire è la durata dell’incandidabilità; inoltre nella riunione dei tre ministri potrebbe essere allargata la platea dei reati che porterebbero all’incandidabilità, inserendo anche quelli fiscali.

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