La fabbrica dei veleni di Taranto colpisce ancora

Ultima notizia dal fronte dell’ Ilva di Taranto: un operaio che da tempo denunciava varie irregolarità nella gestione dell’azienda di proprietà dei Riva e il mancato rispetto delle regole di sicurezza è stato licenziato per una serie di sanzioni disciplinari.Marco Zanframundo protestava da mesi, dopo la morte di un suo amico e collega. Aveva anche presentato un esposto alla magistratura denunciando anche alcuni dei fiduciari dell’azienda finiti in manette.

Intanto, mentre gli operai perdono il lavoro, i dirigenti e gli amministratori tacciono sui danni arrecati della loro fame di soldi che li spinge a utilizzare al massimo i vecchi impianti senza preoccuparsi della manutenzione e della bonifica delle aree da loro utilizzare nel corso degli ultimi decenni.

E non sono solo gli operai a pagare il prezzo di azioni scellerate di gente senza scrupoli. Anche le loro mogli pagano e si ammalano come se lavorassero nella fabbrica. Pur non avendoci magari mai messo piede. Solo per il contatto che hanno con i panni sporchi dei loro compagni, mariti, padri, quando li lavano. Come dimostrato da diverse indagini mediche, la polvere tossica rimane sulle mani, sulle mucose e fa morire anche loro.

Nonostante l’intervento del giudice Todisco di sequestro del materiale prodotto e chiusura degli impianti a caldo del più grande stabilimento siderurgico d’Europa. Incuranti dei tassi altissimi di tumori prodotti dalla polvere rossa che si deposita sui balconi delle case. Incuranti dell’altissimo numero di bambini malati di tumore o nati con gravi malformazioni dovute agli agenti tossici che si respirano nel quartiere Tamburi, quello più prossimo all’area incriminata.

Intorno all’Ilva è tutto inquinato. Aria, acqua, terra. Tutto. I bambini non possono stare in casa con le finestre aperte, non possono nemmeno giocare nel parco o fare un giro in bici o con i loro skateboard. Non possono bere acqua del rubinetto (che pure le loro famiglie pagano) e non possono stare sul terrazzo delle loro case. E nemmeno mangiare la verdura prodotta dai campi dei loro nonni. In altre parole, non possono essere bambini.

Quello dell’inquinamento causato dell’Ilva è un danno gravissimo per la salute, per l’ambiente, per le persone. Ma posto in termini di “dilemma etico” non ha soluzione. Come si può chiedere ad un uomo (un essere umano) di scegliere tra la salute e il lavoro? Come si può chiedere di scegliere tra due diritti fondamentali e basilari per la salute fisica ma anche psichica di una persona?

>Non c’è via alternativa che quella di usare gli utili prodotti illegalmente dalla famiglia Riva per bonificare l’area inquinata e garantire, stavolta sul serio, il rispetto delle regole di produzione evitando che si arrivi nuovamente alla situazione che il Governo avrebbe dovuto risolvere nei mesi scorsi e che, invece, è ancora un problema irrisolto.

Anzi, è stato risolto dando il commissariamento dell’azienda ad un uomo molto vicino alla famiglia Riva e che, secondo un’informativa della Guardia di finanza, avrebbe favorito la permanenza di alcuni uomini di fiducia e già dipendenti della stessa famiglia nonostante il commissariamento. I Riva, dunque, possono non perdere il contatto con l’azienda e continuare a controllare i lavori e la produzione.
E pensare che Enrico Bondi disse: “I bambini di Taranto soffrono a causa del fumo, non dell’ Ilva”.

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