Delitto Gucci, Patrizia Reggiani torna in libertà

Sembra la trama di un film, in cui rancori personali, denaro, gelosie e complotti nell’ambiente dell’alta società, sono gli elementi ideali che ne garantiscono il successo.

Eppure fa tutto parte di uno spezzone di vita reale, di uno dei delitti più mediatizzati di tutti i tempi: l’assassinio di Maurizio Gucci, l’imprenditore dell’omonima casa di moda, ucciso a Milano il 27 marzo 1995. Il delitto venne orchestrato dalla moglie dello stesso, Patrizia Reggiani, che dopo quasi diciassette anni, torna a far parlare di sè. La donna ha lasciato il carcere di San Vittore dove si trovava dal 1997, dopo aver fatto richiesta di essere affidata ai servizi sociali e scontare il residuo pena di tre anni in libertà. In attesa di decidere la concessione dell’affidamento ai servizi sociali, il giudice di sorveglianza ha disposto la sospensione della pena.

Patrizia Reggiani avrebbe infatti chiesto di lavorare presso il marchio di moda milanese Bozart, i cui proprietari si sono subito mostrati disponibili ad accoglierla ed aiutarla. Che il carcere sia stato per lei il purgatorio dantesco? Oppure le condizioni del San Vittore non sono più quelle di una volta? Nel 2011 la donna aveva infatti rifiutato la condizione di semilibertà, a cui avrebbe potuto accedere avendo già scontato metà della pena, dichiarandosi incapace di lavorare e preferendo rimanere in carcere. Se da una parte la sua decisione a tratti inconcepibile, trova giustificazione nel timore dell’umiliazione, dall’altra la figura di arrampicatrice sociale che le è stata spesso attribuita, conferma che la Reggiani, abituata al lusso sfrenato, si sia lasciata alle spalle le sue umili origini.

Sembra essere stato proprio l’interesse economico il movente che ha portato la donna a progettare il delitto, coinvolgendo una maga cartomante, il portiere di un albergo e due sicari siciliani che hanno eseguito l’assassinio.

Dopo la separazione da Gucci, avvenuta nel 1985, si scatenò una lotta riguardante il patrimonio della famiglia e Patrizia entrò in conflitto con l’ex marito per la somma che questo le elargiva come assegno di mantenimento per le due figlie. Ma non fu questa l’unica causa che portò alla tragica fine dell’imprenditore, poiché la Reggiani, covava un profondo rancore nei suoi confronti e non negava di odiarlo e desiderare la sua morte, accusandolo di averla abbandonata, mentre era malata.

Cinquecento milioni di lire servirono per eliminare l’uomo che per pochi anni era stato al vertice della celebre griffe fiorentina. Il processo che ne seguì fu lento e le indagini si rivelarono difficili. La donna riuscì a mantenere la propria posizione, facendo credere anche alle proprie figlie di essere una vittima, lasciando però trapelare il dubbio presentandosi fredda e gelida al funerale, in contrasto con le figlie visibilmente sofferenti. Dopo circa due anni di indagini, le prove la incastrarono e la Reggiani venne arrestata il 31 gennaio 1997 e condotta nel carcere di San Vittore, dal quale diciassette anni dopo, è uscita per sempre.

Umiliata o no, Patrizia Reggiani riprende la propria vita, nonostante il delitto di cui si è macchiata e c’è chi, come Jordan Scott, ha già pensato di trasformare questo episodio di cronaca nera in un film. Di successo o meno, questo si vedrà.

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