Eutanasia dei cani randagi: quando sicurezza è sinonimo di soppressione

‘’Quando l’uomo imparerà a rispettare le creature minori della creazione, siano animali o vegetali, non occorrerà che nessuno gli insegni ad amare il suo simile’’.

L’etica del Premio Nobel per la Pace Albert Schweitzer riguardante il principio umanitario e la solidarietà verso ogni forma di vita, tendeva proprio verso questa finalità e verso la possibilità di un superamento del profondo individualismo venutosi a creare con l’evoluzione e radicatosi nella società. Attualmente, rimangono solo delle belle parole e una speranza atemporale valida ieri, oggi e domani, ma che non avrà mai un vero e proprio riscontro. Ci si dichiara ambientalisti e amanti degli animali, fino a quando le condizioni di apparente equilibrio improvvisamente crollano e la società mostra la sua vera faccia. Uno si adegua al pensiero generale, cerca la soluzione più semplice, c’è chi si lava le mani e intanto milioni di cani rischiano la morte, o meglio, la soppressione, il che è ben diverso, essendo la prima naturale e comprensibile e la seconda disumana.

La Romania sta vivendo in questi giorni una situazione paradossale, che dimostra la profonda instabilità di una società ingenua e un governo che gioca le carte della furbizia, tirando sempre più acqua al proprio mulino. È stata infatti approvata ed in seguito bloccata dalla Corte Costituzionale la legge che permette l’eutanasia di massa per i cani randagi, che occupano le strade di Bucarest e che rappresentano un pericolo pubblico per i cittadini, costretti a fare slalom tra le bestie, che sono più di 60.000. Un problema vecchio come il mondo e una situazione che in realtà si ripete da anni: i cani sono sempre quelli, i cittadini gli stessi, i politici, loro non cambiano mai. Infatti l’improvvisa votazione è stata eseguita sulla spinta emotiva generata dall’aggressione mortale di un branco di cani ai danni di un bambino, che dimostra come l’esasperazione e la rabbia repressa abbiano trovato un varco da dove fuoriuscire.

Il problema imprevisto e la situazione angosciante ha coinvolto l’intero paese, partendo da una commozione di massa, per poi sfumare nel turbamento e infine nella rabbia. Momentaneamente l’opinione pubblica risulta spaccata in due: da una parte coloro che, preoccupati per la propria sicurezza, si mostrano favorevoli all’eutanasia sui cani, vedendo la procedura come unica soluzione possibile. Dall’altra coloro che si oppongono austeramente e che chiedono la ricerca di soluzioni che non implichino la violenza gratuita sui cani. C’è chi ha deciso invece di farsi giustizia da solo e protestare a modo proprio, sopprimendo di propria volontà cani malcapitati nelle proprie mani.

Eppure i cani non sono colpevoli della mancanza di programmi in grado di risolvere la situazione e nemmeno della negligenza del governo e delle amministrazioni pubbliche, che investono i capitali in maniera errata, per arricchire qualche sindaco e società privata. Infatti, secondo Carmen Arsene, della Federazione Nazionale per la Protezione Animale, ”il governo deve essere biasimato per non aver sviluppato già precedentemente soluzioni adeguate’‘, che avrebbero potuto evitare ulteriori tragedie. L’ interesse economico scaturito dal forte individualismo è il principale movente di un problema che non sembra avere soluzioni. I capitali ci sono, ma vengono investiti male e non si punta su metodi alternativi, sterilizzazioni ed adozioni che eviterebbero che i cani diventassero selvaggi, affamati e di conseguenza pericolosi. I canili sono presenti su tutto il territorio, ma versano in condizioni deplorevoli, dove il sovraffollamento e la denutrizione degli animali, incrementa la loro aggressività.

La Corte Costituzionale si esprimerà nuovamente, questa volta in maniera definitiva, il 25 settembre. Nell’attesa si rifletta sulla natura dell’uomo e dell’animale. Chi è la vera bestia?

FONTI [Tgcom24, La Stampa]

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