Marina Shifrin si licenzia ballando

È durata due anni la pazienza di Marina Shifrin che, infastidita per le continue sollecitazioni da parte del suo capo, ha deciso di abbandonare la società di animazione taiwanese con cui collaborava, con un ultimo video nel quale ballando annunciava il suo licenziamento.

Il motivo della sua decisione è l’ossessione per le condivisioni ed il numero di visualizzazioni, che sempre più manager e imprenditori dei settori legati alla comunicazione portano in grembo, facendola diventare elemento di disturbo e di stress per tutte quelle figure creative nelle cui mansioni neanche dovrebbe rientrare questo genere di preoccupazioni.

Troppe volte infatti viene chiesta di mettere in secondo piano la qualità del nostro lavoro a beneficio del più grande numero di visualizzazioni e condivisioni possibili. Il problema è che non sempre, anzi quasi mai, il rapporto qualità/quantità è direttamente proporzionale.

A causa di questa ossessionante priorità i contenuti web stanno man mano diventando sempre meno interessanti. Anche su testate giornalistiche di un certo rilievo troviamo sempre meno fotoreportage e sempre più gattini. Meno inchieste e più tutorial. La motivazione è sempre la solita, il ritorno in denaro. Quanti più click vengono fatti su un titolo tante più pagine del sito che la contiene vengono aperte, tanto più alto sarà il guadagno in termini economici di quel sito.

Abbiamo provato anche in questo modo, approfittando della quanto meno originale iniziativa di questa giovane professionista che ha deciso di ribellarsi a questo stato di cose, di far capire le dinamiche che ruotano dietro all’aumento di certi contenuti web.

Sicuramente il video di Marina arriverà ad un grosso numero di visualizzazioni, quelle che il suo capo avrebbe voluto vedere per i video prodotti dalla sua azienda. A lungo andare siamo certi che gli sarebbe convenuto trattenere Marina nell’azienda, in quanto col tempo la qualità del lavoro ripaga sempre.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=xcv82ntxJO8[/youtube]

[FOTO credits: www.dailytelegraph.com]

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