Uomini in cerca di futuro: numeri e costi della tratta dei migranti

L’ennesima strage di migranti, perché solo di strage si può parlare, avvenuta nel Mar Mediterraneo quello che nel passato si chiamava mare Nostrum e che da troppo tempo appare solo degli italiani, riporta l’attenzione su un tema controverso nella politica europea. L’Unione Europea sembra fare ogni volta un passo indietro e tentare di aggirare il problema o non affrontarlo, quindi ignorarlo. Ma come si può ignorare il numero di migranti, scomparsi nel mare europeo? Si parla di ventimila morti, ventimila esseri umani. Le cifre rese pubbliche dall’Oim,l’organizzazione internazionale per le emigrazioni, sono a dir poco allucinanti. Si perchè dietro a ciascuno di quegli esseri umani in cerca di speranza, si celano altri numeri che sono incredibili: centinaia di migliaia di dollari.

La tratta dei migranti, che sarebbe più opportuno chiamare “esseri umani in cerca di un futuro”, sono considerati una merce, quasi come avveniva qualche secolo fa per gli schiavi che venivano prelevati in Africa per essere portati nel Nuovo Mondo.
Il biglietto per la speranza costa circa 12mila dollari a tratta e il numero di siriani è il secondo a colpire: secondo i dati raccolti dall’Oim, nel 2013 in Italia sono sbarcate 2.800 persone per sfuggire alla guerra, contro i 582 del 2012 e i 328 del 2011.
Il direttore dell’ufficio di coordinamento Oim per il Mediterraneo, Josè Angel Oropeza, afferma: “I dati che abbiamo raccolto, confermano ancora una volta come queste persone siano vittime di trafficanti senza scrupoli che approfittano dei loro drammi per arricchirsi, anche a costo di costringerli a viaggiare in condizioni estremamente pericolose”.

Ma come funziona esattamente questo business? In modo molto semplice: viaggi via mare dalle coste africane, con possibili scali in Grecia e approdo diretto sulle coste italiane. Da queste i migranti si dividono: chi approda in Calabria e Puglia, fuggito ai campi profughi e partito dalla Turchia, si affida a questo punto ad altri trafficanti che forniscono loro documenti falsi come i passaporti e si parla di cifre che vanno dai 2mila ai 6mila dollari, ai quali aggiungere 2-3mila dollari per il viaggio in mare.
L’altra soluzione invece, prevede lo sbarco in Sicilia: passando per Libano e Giordania, ad attendere i profughi, sono i trafficanti sulle coste egiziane cui si devono pagare dagli 8 ai 12mila dollari.

A questo punto però bisogna mettere nero su bianco anche altri dati per comprendere la natura europea di tutto ciò. L’Italia è un approdo temporaneo, un porto: gli stessi immigranti hanno dichiarato che le mete predilette sono i paesi nordeuropei come la Germania, la Svezia e la Norvegia.

Emergency lancia un appello, l’ennesimo, determinato dall’indignazione e dal senso del dovere nei confronti di altri esseri umani perché questo sono, esseri umani: “Fino a quando considereremo naturale che il mar Mediterraneo sia il più grande cimitero del mondo? Fino a quando accetteremo di tenerci politiche migratorie criminali, che trasformano i disperati in clandestini, e per questo delinquenti? Fino a quando lasceremo che chi scappa dalla guerra e dalla miseria abbia, come unica possibilità, quella di affidarsi a uno scafista che poi li butta in mare a frustate? Fino a quando accetteremo di essere corresponsabili di una strage quotidiana di donne, uomini, bambini la cui unica colpa è inseguire la speranza di una vita migliore?“.

Oggi è ancora Lampedusa a essere sotto i riflettori, ma questi riflettori sono ormai vecchi e servono a poco visto il numero crescente delle vittime del mare, dei trafficanti, dell’indifferenza.

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