Hackett-Petrucci: La diatriba continua

Dopo il sorprendente exploit degli azzurri del basket in terra slovena, sembravano essere tornate placide le acque intorno al “caso Hackett”. Ma a quanto pare siamo solo all’inizio di una lunga battaglia.

Ricostruiamo con ordine quanto accaduto: coach Pianigiani, già orfano del Gallo per la spedizione europea, inserisce nella lista dei convocati al raduno azzurro il nome di Daniel Hackett, giocatore dal grande potenziale, ex stella di USC nella NCAA, che, dopo stagioni altalenanti tra Treviso e Pesaro, sembra abbia trovato la propria dimensione in terra toscana, rendendosi protagonista nella cavalcata al titolo della Mens Sana di Siena, tanto da valergli il titolo di MVP delle finali.

Finito il campionato e gli impegni con la propria squadra, Daniel pare intenzionato ad onorare l’impegno con la nazionale, ma un problema fisico, al tendine d’Achille, stoppa sul nascere ogni possibilità di vederlo impegnato con la maglia targata Italia. Ad inizio raduno comunica dunque la sua rinuncia alla convocazione, scatenando l’ira di Petrucci: quest’ultimo infatti dopo aver ricevuto suddetta notizia, lamenta un comportamento eccessivamente lascivo da parte del giocatore, dichiarando pubblicamente di non aver apprezzato il suo atteggiamento, al punto da sottolineare con comunicato ufficiale FIP, che la mancata partecipazione alla kermesse continentale derivasse da una scelta del giocatore, senza alludere in alcun modo all’infortunio lamentato da Hackett.

Inizia così un serrato botta e risposta, attraverso ogni mezzo di comunicazione, utilizzato per rafforzare la tesi dell’una o dell’altra parte. I due contendenti ribattono colpo su colpo, ma le prestazioni di Datome e compagni alleviano il clima di tensione, lasciando apparentemente cadere nel vuoto questa polemica vana ed eccessivamente fomentata dalla stampa. In una recente intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, il play ha cercato di evitare qualsiasi commento che potesse riaprire la tenzone, sebbene abbia precisato, con dovizia di particolari, le cause del suo forfait, illustrando tempi e modi della terapia che avrebbe potuto garantire una guarigione solo parziale dall’infortunio.

Le dichiarazioni del giocatore non sembrano esser state troppo gradite dal numero uno del Basket Italiano. Tornato di recente sulla causa petendi, dopo aver sottolineato la sua totale estraneità alle scelte tecniche di coach Pianigiani (aprendo dunque ad un pronto rientro del giocatore di Siena tra i ranghi azzurri) ha altresì stigmatizzato l’accaduto, evidenziando come i risultati raggiunti con il proprio club non possano essere totalmente appaganti. Alcune stelle NBA come Tony Parker che, pur non al top, non hanno rinunciato a vestire i colori della propria patria, secondo Petrucci devono rappresentare un esempio per il giocatore marchigiano.

Inutile celarsi dietro un velo di falso moralismo; ambedue le parti in causa hanno cercato di perseguire il proprio fine: Petrucci, che riconoscendo le qualità del giocatore, ha reso manifesta l’idea che la presenza di Daniel avrebbe reso ancor più competitiva la nostra nazionale; Hackett, dalla sua, ha giustamente pensato alla carriera: per quanto scelte e atteggiamento lo facciano sembrare poco legato alla causa italiana, un infortunio, ad alto rischio di peggioramento, avrebbe potuto comportare guai ben peggiori al suo stato di salute.

All’ultimo anno di contratto con Siena, dopo aver pubblicamente dichiarato che al termine della stagione che il suo obiettivo è quello di salire l’ultimo gradino (Europa d’alto borgo o tentativo NBA) è comprensibile, per un giocatore, la volontà di presentarsi in piena forma, in quella che potrebbe essere la stagione della consacrazione. Senza contare che non proprio tutti i campioni Europei delle altre nazionali hanno preso parte al torneo Sloveno.

Com’è naturale che sia ognuno bada al proprio orticello, ma se si tiene conto di come possa incidere nella mente di uno sportivo il prospetto di un possibile salto di qualità, non solo a livello economico, ma soprattutto sul piano delle soddisfazioni sul campo, ecco che la scelta di Hackett appare più che comprensibile.

[foto: www.usctrojans.com]