La politica italiana vista da New York

Non è facile spiegare agli americani la politica italiana, così come per noi comprendere alcune cose riguardo la loro.
Curiosamente questa settimana è stata densa di eventi sia per gli Stati Uniti d’America, sia per quelli che aspirano ad essere gli Stati Uniti d’Europa. Lo “shutdown”, i dibattiti sulla riforma sanitaria “Obamacare” da una parte e l’alta tensione del governo Letta e la tragedia del mare, l’ennesima, nel Mar Mediterraneo dall’altra.
Leggere le notizie e guardare i telegiornali su internet però, non sembra sufficiente perchè a mancare è la percezione di quelle notizie, l’effetto che hanno sulle persone con cui lavori o con cui condividi la giornata.

Per cercare di capire cosa gli americani pensano della politica italiana e non dei politici, ho chiesto a loro cosa pensassero di quanto avvenuto a Lampedusa, delle leggi vigenti, della gestione di questo problema, e quando ho capito che non sapevano nulla di questa situazione, ho raccontato loro i fatti, senza essere troppo precisa. Poi ho fatto vedere loro un video dal sito internet del New York Times. Da qui sono iniziate le domande e le riflessioni. In sostanza quello che ne è venuto fuori è abbastanza simile al detto “Tutto il mondo è paese”, senza essere troppo retorici. Per Marisa, businnes woman italo-americana nata e cresciuta nel Bronx, Lampedusa e i migranti non sono poi così lontani dalle frontiere americane e il Messico e le leggi americane (per entrare negli Stati Uniti bisogna fornire una mole incredibile di documenti, voluta proprio per cercare di evitare ingressi clandestini). Così come lo “shutdown” e tutto quello che ne comporta, non è così lontano da quanto successo al governo Letta.

Ed è proprio dalla politica del governo italiano che le riflessioni si fanno interessanti, molte le domande che mi vengono rivolte dalle persone con cui vivo. Entrare troppo nei dettagli sembrerebbe difficile (come si fa a spiegare loro che la Rosy Bindi e Silvio Berlusconi, per esempio, sono nella politica italiana da decenni?) ma sintetizzare la situazione politica del nostro Paese non sembra risultare così complicato visto che il commento finale consiste in un aggancio con la politica americana: “La politica italiana non è poi così diversa dalla nostra. Alla fine è fatta di persone e queste persone sembra che una volta che raggiungono il potere, dimentichino da dove vengono e giocano con la vita delle persone senza badare troppo alle conseguenze delle loro azioni“. Queste le parole di Adam, vigile del fuoco di un distretto vicino a New York City. Anche lui quindi un dipendente statale, che non rientra nelle 800mila persone costrette a rimanere a casa per colpa di un mancato accordo fra democratici e repubblicani circa il budget di spesa del governo americano, ma che comunque fa parte della macchina del governo. Adam prosegue il discorso dicendo di aver letto qualcosa circa la giornata di fuoco della politica italiana e nomina Berlusconi sorridendo e commentando con un “crazy” la vicenda.

Leggendo il New York Times, ci si può imbattere in articoli e editoriali che sintetizzano la politica italiana con termini lapidari. Per esempio il governo Letta viene definito una “coalizione innaturale” fra due forze politiche contrastanti, pro e contro Berlusconi (che è una sorta di ago della bilancia) e si legge anche “Italy will have to help itself” necessitando di una riforma del sistema elettorale che “permetta il raggiungimento di una maggioranza” e parla di una “Berlusconi’s eclipse”.

Da un lato quindi, la situazione politica italiana giunge qui già filtrata in qualche modo dagli editoriali e da quella parte di giornalismo che alimenta gli stereotipi e estremizza le semplificazioni (da qui il sorriso per Berlusconi), dall’altro lato a mancare è l’opinione pubblica che in America non si occupa troppo dell’Italia e spesso neanche delle vicende interne. Ne risulta uno strano effetto per chi è italiano e si trasferisce qui: si preferisce sempre andare alla fonte e informarsi sul web, affidandosi ai siti internet dei quotidiani di maggior prestigio o ai telegiornali più affidabili, di casa nostra.

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