Il miracolo Hellas Verona: dal baratro Legapro alla A da protagonista

“C’era una volta e voglio che sia ancora”, cantavano Liga, Jovanotti e Pelù. Una frase che si adatta perfettamente ai desideri dei tifosi dell’Hellas Verona di qualche anno fa, quando la loro squadra era caduta nelle sabbie mobili della LegaPro dopo anni di stagioni ad alto livello. I ricordi dello storico scudetto dell’85, delle potenti cavalcate di Elkjaer, della classe di “Nanu” Galderisi, ma anche dei primi anni 2000 con Prandelli e Malesani alla guida erano ormai solo immagini sbiadite. Ma grazie al lavoro di una società competente e dell’ottimo Mandorlini in panchina, la gloriosa formazione veneta quest’anno è tornata protagonista nel campionato che più le compete, quello di Serie A, e visti i risultati delle prime partite sembra intenzionata a voler recitare un ruolo da protagonista.

Odissea LegaPro

Il baratro fu toccato nella stagione 2007-2008, quando la squadra scaligera era partita con i favori del pronostico e una squadra fatta per vincere il campionato in scioltezza, tanto da essere rinominata “la Juventus della Serie C dall’allora direttore sportivo Peppe Cannella. In panchina quell’anno venne scelto Colomba, che durò il tempo di un battito di ciglia e venne sostituito da Davide Pellegrini, allenatore della Primavera, che riuscì a salvare la baracca all’ultimo respiro nello spareggio playout con la Pro Patria (le due squadre erano finite ultime a pari punti). L’anno successivo la sfortuna colpì anche fuori dal campo di gioco: il presidente Pietro Arvedi d’Emile fu vittima di un grave incidente stradale, e solo l’intervento del subentrante Giovanni Martinelli evitò il fallimento.
Dopo altri due anni di patimenti, finalmente la svolta. Dopo l’esonero di Giannini fu chiamato alla guida un allenatore ambizioso, già vincitore di un campionato di Serie B e di uno scudetto rumeno con il Cluj: Andrea Mandorlini. Il mister ravennate guidò la squadra a rimontare posizioni su posizioni, fino alla zona playoff. La finale con la Salernitana vide la vittoria a sorpresa degli scaligeri, che tornarono finalmente in B.

Ritorno in A

La prima stagione di B iniziò male, ma poi gli uomini di Mandorlini trovarono un filotto di nove vittorie consecutive e rimontarono fino a portarsi alle spalle del Toro capolista. Lo sforzo profuso portò i gialloblu a chiudere al quarto posto, in zona playoff. L’avversario stavolta si chiama Varese (con in panchina l’attuale tecnico del Catania Maran), che guidato da Kurtic e Terlizzi riuscì ad avere la meglio sull’avversario. Le cose non andarono bene, ma le basi per una stagione da ricordare erano state costruite. L’anno dopo a Martinelli subentra Setti, che porta come direttore sportivo Sean Sogliano. L’ex calciatore del Perugia porta al Bentegodi gente come Cacciatore, Martinho, Laner, Moras, Cacia ed Agostini e l’Hellas, dopo un appassionante testa a testa con il Livorno per il secondo posto, chiude dietro al Sassuolo capolista e torna nella massima serie.

Chi si aspettava un ritorno in tono minore è stato presto smentito: dal mercato arrivano l’esperto bomber Luca Toni, il fiorentino Romulo, Jankovic e il giovane talento paraguaiano Iturbe (in prestito dal Porto, dopo essere stato trattato anche dall’Inter). Grazie all’innesto di questi giocatori la squadra di Mandorlini è diventata una vera macchina da gioco, con un 4-3-3 fatto di ripartenze fulminee, sovrapposizioni e gioco di alta qualità. Toni è tornato l’attaccante affamato di goal dei bei tempi (tanto da far parlare di un ritorno in nazionale), Iturbe ha già mostrato lampi da fuoriclasse, ma il vero motore della squadra scaligera è il brasiliano (naturalizzato italiano) Jorginho, centrocampista classe 91 con visione di gioco panoramica e classe cristallina, degna dei grandi registi.

L’inizio di stagione è il migliore dai tempi dell’Hellas Verona campione di Bagnoli, e continuando in questo modo Mandorlini e i suoi uomini rischiano seriamente di essere un brutto cliente per tutti (chiedere al Milan di Allegri per informazioni a riguardo).

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