Buco nell’ozono: dimensioni ridotte in vent’anni

Il buco nello strato di ozono che ricopre la Terra, quello che ci protegge dai pericolosi raggi ultra violetti del sole, sembra essersi ridotto negli ultimi vent’anni. Stando a quanto comunicato dalla Nasa infatti, a settembre ed ottobre il buco sarebbe passato a ventuno milioni di chilometri quadrati rispetto ai a 22,5 milioni di chilometri quadrati che era la media registrata dal 1993 ad oggi.

Apertosi negli anni ottanta sopra l’Antartide, da poco si è riscontrata una sua apertura anche sopra l’Artico, e rappresenta un pericolo piuttosto serio per la salute dell’uomo e di tutte le altre forme di vita presenti sulla Terra, che si ritroverebbero sprovviste di un importante filtro protettivo rispetto ai raggi UV emanati dal sole. Infatti, tra le conseguenze di una esposizione eccessiva a questi raggi ultra-violetti si riscontra un rischio maggiore di tumori della pelle e mutazioni del DNA. Mentre per le piante il rischio è quello di una inibizione della fotosintesi clorofilliana, che avrebbe come conseguenza una minore crescita delle piante e una minore produzione di fitoplancton oceanico (il primo anello della catena alimentare marina).

Gli esperti dell’ Agenzia, tuttavia, non si sono sbilanciati sulla possibilità in futuro che il buco si richiuda completamente, mentre altri specialisti ritengono che ci sia una possibilità concreta, attuando politiche serie, costanti e mirate, che la chiusura avvenga.
Infatti, la causa di questa apertura nello strato di ozono, come è ormai accertato, è da attribuire alla immissione nell’aria dei gas Clorofluorocarburi (CFC), dovuta principalmente alle attività antropiche. Per limitarne la produzione e il consumo nel 1997 a Kyoto, in Giappone, più di centottanta Paesi avevano firmato un protocollo, il Protocollo di Kyoto appunto, con cui si impegnavano ad attuare misure concrete in campo ambientale. Perché entrasse in vigore fu posta la condizione che fosse ratificato da almeno cinquantacinque nazioni firmatarie e che queste si impegnassero a ridurre la propria produzione di CFC di almeno il cinquantacinque per cento. La durata del protocollo fu fissata fino al 2012 ma, con l’accordo Doha si è deciso di prolungare l’estensione del protocollo fino al 2020, considerando anche che l’entrata in vigore del protocollo si è avuta solo nel 2005 con l’adesione allo stesso da parte della Russia.

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