Nardò: schiaffeggiato perché non passava la palla al figlio

Schiaffeggiato e preso a male parole per non aver passato la palla al figlio durante una partita di calcio, categoria Esordienti. E’ successo a Nardò alla fine della scorsa estate e l’episodio che ha dell’incredibile, finirà sicuramente nelle aule di un Tribunale, dopo la denuncia formalizzata nei giorni scorsi dai genitori del bimbo di soli 10 anni protagonista delle percosse.

Lui 63 anni originario di Milano, lei sulla cinquantina nativa del paese in provincia di Lecce, al termine della partita persa dalla loro squadra, avrebbero iniziato ad insultare un compagno del figlio, arrivando addirittura alle mani. La colpa del bimbo, se così si può chiamare, sarebbe stata quella di aver originato la sconfitta della compagine, in occasione del torneo Junior Cup, con il suo atteggiamento egoistico. Più volte apostrofato durante il match come “veneziano” – con cui si definiscono i calciatori che si perdono in serpentine inutili senza passare la palla – il ragazzino sarebbe stato avvicinato al termine della gara con fare minaccioso e in seguito colpito da uno schiaffo.

La scena vergognosa, sedata immediatamente dall’intervento della Polizia, è finita in Commissariato dove si è deciso, a distanza di due mesi, di querelare per lesioni personali – refertate qualche ora dopo dai sanitari del pronto soccorso con una prognosi di due giorni – i due cosiddetti educatori con prole al seguito.

E’ l’ennesimo triste episodio di inciviltà in un campo da calcio di un Paese che paga da anni un difetto di cultura sportiva e un’assenza quasi totale di educazione e di rispetto in ambito agonistico. Le figure dei genitori-procuratori a bordo campo, abbagliate dalla fama di successo per i loro bimbi, sono sempre più difficili da gestire soprattutto nei campi di periferia, dove le società spesso, per assicurare lo svolgimento delle attività sportive con regolarità, devono fare i conti con tensioni, egoismi e litigi che arrivano dagli spalti. Mamme che disquisiscono con gli allenatori sul perché il proprio caro è seduto in panchina, padri che si permettono di interferire sui giudizi e le indicazioni degli stessi: a risentirne sono spesso proprio i figli, che finiscono in una spirale di competizioni, il più delle volte fatte di ansie e aspettative non mantenute.

Come disse Aza Nikolic, cestista e allenatore serbo “I migliori giocatori da allenare sono quelli orfani“.

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