Brasile, ancora una tragedia nel calcio: decapitato un ex giocatore

Il mondo del calcio in Brasile è nuovamente sotto choc: João Rodrigo Silva Santo, 35 anni, ex calciatore professionista di Bangu e Botafogo, con trascorsi in Svezia e in Honduras, è stato ucciso martedì nei pressi di Realengo, zona Ovest di Rio de Janeiro per motivi ancora tutti da accertare. L’uomo, sposato con una poliziotta dell’Esercito, e proprietario di una attività commerciale che si occupa di alimentari, era sparito nella serata di lunedì dopo aver abbassato la saracinesca del suo negozio. Durante la notte, la moglie preoccupata, aveva lanciato l’allarme e informato i familiari. Alle 5:30 del giorno seguente il tragico ritrovamento di uno zaino davanti alla porta di casa: all’interno la testa dell’uomo, con gli occhi cavati e la lingua mozzata.

Ancora tutto da definire il movente del macabro delitto: si escluderebbero infatti vendette legate alla professione della moglie, in quanto la donna svolgerebbe solamente mansioni relative ai servizi sociali, senza effettuare arresti, mentre si fa strada l’ipotesi legata agli ambienti del narcotraffico.

Quello di Realengo è soltanto l’ultimo di una serie di episodi di inaudita violenza legati al mondo del calcio in Brasile nell’anno che precede i Mondiali. Periferie in mano alla delinquenza organizzata, stadi insicuri definiti “a rischio di morte”, l’incubo terrorismo dopo le intercettazioni tra narcos: i mesi che conducono alla più grande manifestazione calcistica del pianeta stanno facendo tremare il governo di Dilma Rousseff, impegnato da mesi in una campagna di pulizia sociale delle strade, che avrebbe però nel mirino soltanto vagabondi e senzatetto. Tutto ancora da perfezionare invece il piano d’attuazione per la sicurezza attorno agli stadi e alle aree che ospiteranno gli atleti.

Il 2013 è colmo ormai di casi saliti alla ribalta della cronaca: prima le scene di violenza durante l’incontro di serie B tra l’Abc e il Palmeiras in cui sono registrati momenti di panico, colpa della capienza del “Frasqueirao” non rispettata dell’impianto, in cui molte persone, tra cui famiglie con bambini, sono rimaste schiacciate contro le transenne. Poi con il caso eclatante della follia nel Maranhao, quando una partita amatoriale si è trasformata in cronaca nera, con l’uccisione di un giocatore da parte di un arbitro, poi decapitato dai familiari della vittima. Ultimo, soltanto pochi giorni fa, in occasione della sfida valida per il campionato di serie B tra America RN e Ceara, quattro tifosi sono rimasti feriti alle gambe per colpi di arma da fuoco sparati in seguito a una rissa tra le due tifoserie.

Tutto ciò, mentre abbiamo ancora negli occhi il caos e le proteste nelle strade durante l’ultima Confederations Cup nell’estate dello scorso anno, in cui più di un milione di persone scesero in piazza per chiedere al governo di rivedere la politica economica e l’incremento delle tasse per finanziare la competizione mondiale del 2014.

Una domanda sorge spontanea: era necessario affidare l’organizzazione dei Mondiali ad un Paese con tutte queste difficoltà?

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