In un clima da Datagate, proseguono i colloqui per il libero scambio tra Usa e Ue

Tutti spiavano tutti. E forse continuano a farlo, stando a quanto emerso dall’ormai notissimo Datagate. E intanto, in questi delicati equilibri diplomatici, si decide delle sorti economiche mondiali e della possibilità di libero scambio tra Stati Uniti ed Europa.

All’inizio era l’America a spiare l’Europa: la Germania, l’Italia, perfino il Vaticano. Poi, come nella più classica delle storie di spionaggio, viene fuori che l’Europa spia a sua volta gli Stati Uniti. Ma anche la Russia spia tutti e al G20 dello scorso settembre a San Pietroburgo, regala ai leader mondiali gadget spia. L’ultima notizia nell’intricata vicenda internazionale del Datagate la lancia il quotidiano britannico The Indipendent, secondo il quale non solo dal tetto dell’ambasciata americana a Berlino ma anche da quella inglese si svolgerebbero attività di spionaggio. Rivelazioni ancora una volta frutto delle informazioni di Edward Snowden, l’uomo che ha svelato lo scandalo intercettazioni.

Nel frattempo tra i due continenti si continua a discutere della possibilità, pare sempre più concreta, di un accordo di libero scambio. La Commissione europea ha appena respinto la proposta della Germania di includere nuove regole sulla protezione dei dati digitali nell’accordo economico-commerciale in fase di negoziazione tra Ue e Usa. E anche il Segretario di Stato americano, John Kerry ha auspicato che il Datagate non sia di intralcio alle trattative sul patto commerciale che, stando alle previsioni, sarebbe in grado di ridare respiro alle due economie.

La seconda fase della negoziazione sul Transatlantic Trade and Investment Partnership, dopo l’avvio a Washington lo scorso luglio, si terrà la prossima settimana a Bruxelles. Se si dovesse realizzare l’accordo più ambizioso tra Usa ed Ue, in grado di coinvolgere servizi, appalti e tariffe, porterebbe ad un guadagno annuo di 119 miliardi di euro per l’Unione Europea e di 95 miliardi di euro per gli Stati Uniti. Secondo la Commissione vi sarebbe un potenziale aumento del reddito disponibile per famiglia europea di circa 545 euro all’anno.
Sempre secondo le previsioni una intesa di libero scambio potrebbe essere una forte spinta per l’Europa, che vedrebbe aumentare la sua quota di esportazioni verso gli Stati Uniti del 28%, pari a 187 miliardi di euro e teoricamente un accordo di libero scambio dovrebbe favorire molti settori produttivi europei: le aziende metallurgiche, alimentari, chimiche.

Da quello che è stato definito come “la madre di tutti gli accordi commerciali”, per le dimensioni delle economie di Ue e Usa, secondo la maggior parte degli analisti ci guadagnerebbero entrambe le parti. Secondo altri, invece, il vantaggio maggiore lo otterrebbero gli Stati Uniti, con un aumento del PIL del 13,4% contro il 5% in media per l’Ue. Inoltre, anche all’interno della stessa Europa le differenze sarebbero notevoli: l’aumento di Pil a lungo termine per la Germania sarebbe del 4,7%, per la Francia del 2,6% e per l’Italia del 4,92%.
Si tratta di una partnership commerciale in grado di risollevare i nostri Paesi“, ha detto Kerry. E la Commissione europea ha raccolto in tempo reale l’invito, respingendo la richiesta di Berlino di includere la questione della protezione dei dati nel negoziato commerciale.

Messo da parte il Datagate, che dopo i recenti attacchi di Google sembra essere destinato a riservare nuovi scoop per i giornali, sul fronte delle trattative commerciali non resta che aspettare la riapertura dei colloqui tra 11 e 15 novembre a Bruxelles che forse qualcuno – forse la Russia – sta cercando di ostacolare.

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