La Bce taglia i tassi di interesse, nuova benzina per la crescita

Il costo del denaro è ora al minimo storico: 0,25%. Lo ha deciso a sorpresa la Bce ieri, producendo una scossa nelle Borse di tutto il mondo. Ma che effetti ha questo taglio sull’economia reale? Innanzitutto è una notizia positiva per i mercati e per gli investitori, come ha affermato il presidente del Consiglio Enrico Letta: “E’ una grande notizia perché consentirà un equilibrio del rapporto euro-dollaro e consentirà di continuare sulla strada della crescita“. Questo aiuterà quindi la zona euro a conservare e rafforzare la competitività sui mercati ma soprattutto a vendere al maggiore compratore cioè agli Stati Uniti non solo merci e macchinari ma anche pacchetti turistici.

Per le famiglie italiane tutto ciò si riduce a ben poco nell’immediato: solo se si ha un mutuo immobiliare a tasso variabile si potrà usufruire quindi di un abbassamento del tasso in questione. Nessuna influenza poi sui prestiti. I risultati nell’immediato sono stati l’abbassamento dello spread fra i Btp a scadenza decennale e i Bund tedeschi sceso sotto i duecentoquaranta punti base, ma la Borsa di Milano ha chiuso in ribasso.

La riduzione dei tassi era stata già ipotizzata dai mercati e per altro l’ultima operazione di questo tipo risale a maggio 2013. Nel frattempo Draghi fa sapere che i tassi resteranno bassi per un lungo periodo e che continueranno, almeno fino a metà 2015, le operazioni di rifinanziamento agevolate alle banche sui prestiti a tre mesi.

La politica monetaria adottata dalla Bce sembra essere molto aggressiva anche se si attendono i prossimi mesi come banco di prova per altre decisioni. Sul fronte dell’accesso al credito per esempio, anche questa iniezione di liquidità non garantisce il pieno successo: a causa del ritardo con cui le banche percepiscono i fondi rispetto alle decisioni della Banca Centrale Europea, la conseguenza per le aziende non è così tempestiva.

Draghi quindi cavalca l’onda dell’inflazione, cosa non molto gradita dalla Germania memore di un secolo fa, visto che per lo statuto non si possono aiutare le banche così come i singoli Paesi, ha deciso di comune accordo con i rappresentanti della Bce di puntare tutto sul costo del denaro. Se le banche pagano meno il denaro, chiederanno meno interessi. Nei Paesi deboli risparmiando su manodopera e materiali, si può abbassare il costo dei prodotti manifatturieri così da venderli a cifre più competitive e appetibili.

L’amo è stato lanciato. Nei prossimi mesi dunque si attendono risultati concreti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *