Letta e la crisi: “Non ho la bacchetta magica.” Scontro aperto nel Pdl

“Chi dice che dalla crisi si esce con le bacchette magiche non si rende conto che stiamo attraversando la più grave crisi del dopoguerra”. E’ un Enrico Letta sereno ma realista quello intervistato da Massimo Giletti a Domenica In: “Agli italiani chiedo di essere giudicato alla fine del mio percorso. Entro la chiusura del 2014 io sono convinto che, applicando le decisioni prese, noi avremo il debito e il deficit che scendono, la crescita e i primi segnali della lotta alla disoccupazione”.. Non ci sono ricette miracolose, dunque, ma un cammino lungo e difficile se si vuole ricominciare a correre.

Il capo dell’esecutivo rassicura sulla seconda rata dell’Imu (“Non si pagherà, le coperture saranno trovate”) e difende la legge di stabilità (“E’ la prima legge, dopo 5 anni, che abbassa le tasse su imprese e famiglia senza tagliare la spesa pensionistica”). Promette ulteriori tagli alle auto blu ed evita accuratamente di rispondere alle domande sulla decadenza di Berlusconi e sul futuro del Pdl.

Non rinuncia invece ad attaccare Beppe Grillo: “Fa discorsi populisti ai quali mi oppongo con fermezza. Anche io potrei mettermi a fare elenchi di cose che non vanno, ma non serve: la differenza è fra chi cerca di risolvere problemi e chi urla.” Interpellato poi sulle primarie del Pd, afferma che andrà a votare e che non pensa alla possibile sfida con Renzi per la premiership, ma a raggiungere gli obiettivi prefissati dal suo governo.

Intanto il Pdl rischia di trasformarsi sempre di più in un terreno di scontro politico aspro e senza esclusione di colpi. Alfano continua a sostenere la necessità di garantire la stabilità dell’esecutivo in ogni caso, anche se il Parlamento decretasse la decadenza del Cavaliere: “Votare oggi sarebbe un danno per il Paese.” Durissime le reazioni dei lealisti. “Alfano sceglie una rotta alternativa a Berlusconi, agli elettori del Pdl e alla sua stessa storia” tuona Raffaele Fitto, che accusa il ministro dell’Interno di dare per scontato il voto a favore della decadenza.

Arriva, secca, anche la replica del Cav, che considera inaccettabile continuare a collaborare con il Pd, artefice dell’“omicidio politico del leader dei moderati”. Berlusconi avverte i governisti (“Anche Fini e altri ebbero due settimane di spazio sui giornali, ma poi è finita come è finita”), quindi critica la legge di stabilità: “Va cambiata profondamente. Serviva uno choc positivo, una frustata che ci aiutasse a cogliere la ripresa, e invece sono venute fuori molte misure rinunciatarie, più la sorpresa inaccettabile del ritorno mimetizzato della tassa sulla prima casa, cosa per noi assolutamente insostenibile.”

La cosa più grave, però, sarebbe l’incapacità da parte del governo Letta di comprendere la situazione italiana: “Dalla pubblicità ai consumi di energia, dalle auto agli elettrodomestici, dell’abbigliamento fino ai consumi alimentari, tutto dimostra che c’è paura e depressione”.