Un anno dopo l’uragano Sandy, New York si lecca ancora le ferite

Ancora sono visibili i danno. Ad un anno dall’uragano Sandy, New York non si è ancora completamente ripresa. Il peggior disastro naturale che abbia mai colpito la City ha causato la morte di quarantaquattro newyorchesi e causato migliaia di sfollati, per non parlare dei quasi due milioni di persone lasciate senza luce nei quartieri che circondano New York. Il ricordo della maratona annullata, le strade che solitamente siamo abituati a vedere affollate e brulicanti di pedoni, macchine e taxi gialli, deserte e desolate è ancora vivo anche in chi non ha vissuto in prima persona il disastroso Sandy.

Gli americani hanno pensato di utilizzare i dati raccolti durante l’uragano Sandy e utilizzarli a proprio vantaggio. Come? Preparandosi al prossimo evento catastrofico che potrebbe verificarsi a sorpresa proprio come Sandy: zone di evacuazione, l’acquisizione di scialuppe di salvataggio, luci sulle torri per citarne solo alcune. Ma non è certo sufficiente se si pensa ai cambiamenti climatici in corso che hanno determinato la potenza catastrofica dell’ultimo uragano. Nel concreto l’amministrazione Bloomberg ha pensato di creare un fondo di cui i newyorchesi si potessero servire per ricostruire le proprie abitazioni chiamato “Built It Back” (ricostruisci ndr.) firmato da più di ventitré mila cittadini. Sandy ha colto tutti di sorpresa perché ha rotto tutte le regole che di solito determinano l’intensità degli uragani e per di più, anziché assumere un moto rotatorio verso destra, lo ha fatto a sinistra e abbattendosi così nei territori del Qeens, di Brooklyn, di Manhattan, del centro della città che non dorme mai, arrivando poi nelle zone più interne.

Coney Island, alcune zone di Brooklyn più periferiche ancora risentono dei danni causati anche dei ritardi con cui le assicurazioni rendono disponibili i risarcimenti. Dei sessanta miliardi di dollari promessi dalla Camera e dal Senato, secondo il Daily News finora ne sono stati stanziati solo circa cinque miliardi. Altri sei miliardi sono stati stanziati e messi da parte dalle agenzie federali ma non hanno ancora raggiunto i destinatari. Le case messe in vendita dopo i disastri dell’uragano con conseguenze connesse come gli allagamenti, sono molte. Inoltre, c’è gente che è tuttora sfollata, senza casa, costretta a vivere in albergo risarcita sì ma comunque senza un’abitazione propria e costretta a cambiare spesso d’albergo che li ospita. Oppure a Coney Island ci sono famiglie che ancora attendono i risarcimenti e dormono con amici nei piani risparmiati dall’uragano, da un anno.

Se da un lato la città può vantare la celerità, l’efficienza della ricostruzione e il ritorno dalle profondità che avevano letteralmente sommerso le strade, dall’altro i problemi legati ai risarcimenti non sono certo una cosa da poco che macchia l’operato della politica americana. Ma, come solo gli americani sanno fare, ora è il momento delle celebrazioni, del ricordo degli eroi, dei pompieri, dei volontari (un giornale, il Daily News di New York, ha lanciato un blog proprio per far sì che le vittime colpite potessero ringraziare i loro eroi lasciando messaggi) che hanno reso servizio nei giorni più difficili per i newyorchesi. I rimborsi e gli aiuti ai meno abbienti però sono sempre in ritardo.