Finché Facebook non ci separi

Durante una piacevole chiacchierata con un amico giornalista, mi sono impantanata in una complicata e anche un po’ fastidiosa discussione sull’amore ai tempi di Facebook.
Chi ha un’anzianità di servizio pari alla mia sul web (più di 10 anni di assiduo blog e innumerevoli caratteri digitati su tutti i social network creati da mente umana) avrà sicuramente all’attivo almeno una storia, breve o lunga, cominciata in rete.

Gran parte, se non tutte, le mie relazioni dell’ultimo decennio – sebbene non siano poi state così tante – sono iniziate con un contatto su internet da parte di emeriti sconosciuti, amici di amici o lettori del blog.
All’inizio, affermare di aver conosciuto qualcuno chattando era considerato scandaloso. Per chi ancora non frequentava lo spazio virtuale, ogni incontro era potenzialmente morboso e pericoloso, come se accettare i complimenti nei commenti a un post equivalesse a un incontro a tinte rosse in un club di scambi trevigiano.
Un po’ alla volta, però, ci sono arrivati tutti, in questo villaggetto virtuale diventato una megalopoli, e a nessuno sembra più così tanto inverosimile provare dei sentimenti per qualcuno dall’altro lato di uno schermo.

Le statistiche affermano che dal 2010 il business del dating online ha superato quello del porno. Il porno, senza il quale forse non avremmo nemmeno internet!
L’amore tira il carretto dei buoi più del famoso pelo e tutti noi siamo molto più inclini di un tempo a pensare che, tra la marea sterminata di persone a portata di click, si nasconda la nostra anima gemella.
Trovare un compagno online è molto più semplice che farlo al bancone di un bar o alla festa di compleanno di tua cognata che “devo presentarti un amico, siete fatti l’una per l’altro”. I profili dei social network ti permettono di operare una prima fondamentale cernita in base alle affinità. Siamo molto più disponibili ad avere uno scambio di messaggi con qualcuno che ama la nostra stessa musica, che scrive status nei quali ci riconosciamo, che ha una foto profilo che troviamo gradevole (sebbene siamo ormai tutti consapevoli che le foto possono trarre tragicamente in inganno, maledetta duck face!).

Inoltre, abbiamo a disposizione un “pacchetto clienti” molto più ampio di quello che ci offriva un tempo il nostro ambiente sociale o professionale. Siamo passati dal pizzicagnolo di eventuali partner al megacentro commerciale, con tanto di scaffali pieni di single, o presunti tali, in cerca di noi.
Se è vero che internet rende più facile riuscire a trovare qualcuno che ci piaccia, è anche vero, a leggere le solite benedette statistiche, che le storie che nascono in rete sono destinate a durare molto meno.

Dal momento che siamo sempre più propensi a raccontare su Facebook solo i nostri aspetti migliori e a dare un’immagine di noi stessi molto più ideale di quanto non lo sia davvero, le aspettative che riponiamo in una relazione con l’uomo o la donna “perfetti” naufragano molto in fretta.
Un sondaggio realizzato qualche anno fa diceva che la relazione di una coppia conosciuta sui social durava in media 42 mesi. Non faticherei a credere che tale durata si sia oggi drasticamente ridotta.
Siamo sempre più propensi a raccontare tutto quello che ci succede sulla nostra bacheca e, mentre un tempo un residuo di pudore ci spingeva a mantenere segreti alcuni aspetti della nostra vita, proteggendoci dal pericolo di essere libri completamente aperti, adesso siamo disposti a mettere in piazza tutto, sentimenti, sensazioni, ideali, desideri, paure.

Così finiamo per commentare malinconicamente la foto di un nostro ex senza pensare che l’attuale compagno possa soffrire nel leggerlo, passiamo il tempo a lamentarci della nostra infelicità mentre la nostra donna trattiene un “non mi piace” tra le labbra. Non riusciamo a staccarci dagli ex amori e passiamo attimi dolorosi di morbosa curiosità a sbirciare la loro vita senza di noi, provocandoci un dolore inutile e gratuito. E quando una storia finisce, usiamo Twitter, il blog, il tumblr e Facebook come bottiglie in cui infilare messaggi, sperando che arrivino a chi non c’è più, per fargli conoscere la nostra disperazione, senza pensare a tutte le altre persone che, loro malgrado, si ritrovano a essere testimoni passivi dei nostri sentimenti andati in malora.

Inernet ci ha permesso di ottimizzare il tempo dedicato all’amore, ma allo stesso tempo ci ha condannati a trascinarci dietro tutta la nostra storia passata, senza possibilità di redenzione.
L’unico drastico modo per salvarci è tenere fuori dai nostri contatti tutti i possibili partner. Tutti. Quelli prima e quelli dopo. Le nostre bacheche saranno sicuramente meno interessanti, ma consumeremo di sicuro molto meno kleenex.

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