Quel ‘cupio dissolvi’ da San Paolo a Enrico Letta

Dopo la questione sul nuovo significato della parola rottamatore utilizzata dal sindaco di Firenze Matteo Renzi, un’altra espressione è iniziata a circolare da domenica su tutti i media nazionali. Si tratta dalla locuzione latina cupio dissolvi pronunciata a Malta dal presidente del consiglio Enrico Letta. Letta, parlando della probabilità di caduta del suo governo in seguito ad un’eventuale decadenza da senatore di Silvio Berlusconi o alla mancata fiducia da parte del Pdl, ha affermato: «Continuo a non vedere quali alternative serie per il paese ci siano intorno al cupio dissolvi: non porta a nulla». Con cupio dissolvi il presidente ha inteso dire che la mancata fiducia al governo da parte del Popolo della Libertà sarebbe un atto di autolesionismo.

Cupio Dissolvi significa ‘desiderio d’essere dissolto’ e risale alla Prima Lettera di San Paolo ai Filippesi datata tra il 53 e il 62 d.C. (Nuovo Testamento). San Paolo, come si legge nella Vulgata, scrisse: «desiderium habens dissolvi et cum Christo esse» che significa ‘avendo il desiderio d’essere sciolto dal corpo per essere con Cristo’. Il primo significato della locuzione latina è dunque relativo alla fede cristiana.

Andando un po’ più avanti nel tempo, come si legge sul dizionario Treccani, «la frase ritorna con frequenza nella patristica latina, come citazione diretta o come reminiscenza, anche con varianti formali, tra le quali predomina appunto quella stabilizzatasi nell’uso come cupio dissolvi ecc., che in questa forma risale con molta probabilità a versioni bibliche anteriori alla Vulgata (cfr. infatti Tertulliano, De patientia 9, 5: «Cupio dissolvi et esse cum Christo, dicit Apostolus»)».

Con il passare dei secoli il grado di laicità del cupio dissolvi è cresciuto, passando dal significato di ‘desiderio di una vita ascetica’ a quello di ‘rifiuto dell’esistenza, desiderio di estenuazione, volontà masochistica di autodistruzione’.

Non è stato solo il presidente Letta a usare quest’espressione, sin dagli inizi del Novecento, infatti cupio dissolvi è una locuzione che si è sentita spesso in ambito giornalistico e politico. La Stampa informa che la prima volta questa espressione è apparsa nel 1907 e che il suo uso è aumentato tra il 1970 e il 1990 (il termine è stato usato in questo arco temporale in ben 56 articoli). Come si legge su Ilpost.it «secondo l’archivio storico del Corriere della Sera, inoltre, negli ultimi anni l’espressione è stata utilizzata da noti personaggi pubblici fra i quali, per esempio, Fabio Granata, Sandro Bondi, Enzo Bianco,Pier Luigi Bersani e Walter Veltroni».

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