La musica che attraversa il cordone ombelicale è per sempre

Si accarezza istintivamente il pancione, quasi a voler superare la barriera che la separa dalla creatura che custodisce nel suo grembo. Seguendo il movimento delicato della mano, sussurra, parla e canta, in un dialogo taciturno. Sono gesti naturali, che tutte le mamme compiono quasi senza accorgersi, un gesto di protezione e di comunicazione diretta con il proprio piccolo. Pochi sanno però che sono proprio questi gesti ad arrivare in profondità e a stamparsi nella memoria del bambino, che reagisce agli stimoli esterni già nella vita intrauterina.

La voce soprattutto è il primo contatto diretto con il mondo esterno e un filo conduttore allo stato d’animo della mamma. È la sua prima esperienza musicale, una carezza in attesa di un contatto a tu per tu. Sono legati intimamente, una via di comunicazione che non può essere spiegata a livello biochimico o con gli ultrasuoni dell’ecografia. Il nascituro percepisce lo stato d’animo della mamma, sente i suoi pensieri, soffre se avverte emozioni negative e si calma, rilassandosi nell’utero quando riceve messaggi d’amore. E se fosse la musica a coccolarlo per la prima volta?

Secondo uno studio di un gruppo di ricercatori finlandesi dell’Università di Helsinki, le melodie ascoltate durante la gestazione nell’ultimo trimestre di gravidanza vengono riconosciute dal bambino anche mesi dopo la nascita. Uno studio che si basa su un esperimento condotto su 24 donne incinte al settimo mese. La metà di esse ha fatto ascoltare al proprio bambino tre melodie, tra cui la ninna nanna “Twinkle twinkle little star”, per una durata di cinque giorni alla settimana. Dal confronto delle reazioni di coloro che avevano ascoltato le canzoni, rispetto a quelli che non l’avevano fatto, i ricercatori hanno osservato una differente reazione cerebrale, molto più forte e rilevante in quelli che avevano ascoltato la ninna nanna.

I feti sono in grado di assorbire, seppur inconsapevolmente, tante informazioni dall’esterno e la musica, specialmente quella classica, attiva la memoria a lungo termine. È ovvio il fatto che il bambino non riconosca letteralmente un determinato brano musicale, ma ne rimane emozionalmente legato e riascoltandolo mostra una sensazione di piacere e tranquillità. Il bambino ricorda di aver vissuto un momento felice, che il suo cervello ha mantenuto e riproposto successivamente.

L’ascolto di un brano piacevole apporta inoltre uno stato di benessere al bambino, che cambia posizione all’interno dell’utero e rilassa i muscoli facciali, favorendo anche il momento stesso del parto. La musica passa al bimbo attraverso il corpo della mamma che vibra durante l’ascolto e reagisce alla sensazione prodotta da qualche sonorità.

Un’abitudine che sta prendendo sempre più piede, affiancando i classici corsi il cui approccio è puramente informativo. Parlare, cantare e ascoltare brani piacevoli significa comunicare emotivamente con il feto, abitudini naturali già presenti nella cultura indiana o in quella africana, che nel mondo occidentale si stanno diffondendo solo ora grazie alle ricerche scientifiche.

Se per le donne indiane cantare una ninna nanna al feto è un’abitudine naturale, piacevole e spontanea, per quella occidentale è un’azione che rimane confinata a piccole eccezioni. Grazie alle ricerche e agli esperimenti condotti, questa pratica musicale e comunicativa vede però una diffusione sempre più intensa e una riduzione della perdita di quegli atteggiamenti istintivi, soffocati da un’eccessiva preparazione al travaglio e preoccupazione del parto stesso, un processo naturale nella vita di ogni donna.

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