Qualificazioni Mondiali 2014: chi va in Brasile e con quali ambizioni

Ci sarà anche Cristiano Ronaldo, ai mondiali. E così abbiamo evitato il rischio di non vedere il prossimo Pallone d’oro in Brasile. Mi sbilancio, con la sicurezza di chi un po’ di calcio l’ha visto nella vita. Dopo quello che ha fatto ieri a Solna non si può non assegnare il premio a lui. Anche se sarebbe probabilmente più romantico vederlo nella bacheca di Robben o di Ribery, eterni secondi, delusi e sconfitti fino a un anno fa. Peccato che in Brasile non ci andrà Ibrahimovic. Certo, se anziché la nazionalità svedese avesse scelto quella di origine, bosniaca, ci saremmo divertiti davvero. Ma Zlatan (altro campione di proporzioni colossali) non è tipo da facili sentimentalismi. Sopporterà anche lo smacco di non disputare quello che sarebbe stato l’ultimo Mondiale della sua carriera. Forse ha semplicemente sbagliato generazione: se avesse giocato a metà anni ’90 sarebbe stato la classica ciliegina sulla torta di quella nazionale nella quale giocavano Ravelli, Brolin, Ingesson e Dahlin. Era il ’94 e gli scandinavi arrivarono terzi nel Mondiale americano.

La Francia ha il vizio dello spareggio, ma poi alla fine ci arriva sempre. Era successo con l’Irlanda, quattro anni fa, è successo ieri. Tre a zero e au revoir Ucraina. Non amo le polemiche. Vero, il gol in fuorigioco di Benzema, altrettanto vero quello (regolare) annullato qualche minuto prima allo stesso attaccante. Passa la Grecia, torna la Croazia, sfuma la possibilità di veder esordire l’Islanda. Alla fine l’unica esordiente è la Bosnia. Ed è un’esordio che pesa. Dieci anni fa molti dei ragazzi che oggi fanno impazzire di gioia il questa perla europea (visitatela se non l’avete fatto) vivevano il dramma di una guerra violenta e fratricida nel vero senso della parola. Resta a casa la grande madre Serbia e sarà una beffa non da poco veder giocare Mandzukic e compagni, conoscendo l’orgoglio serbo. Resta il dubbio del perché la ex Jugoslavia, con quella fucina di talenti, non sia mai riuscita a vincere un Mondiale o ad arrivare dove poteva. Quella del ’90, a memoria, era una nazionale fortissima. Uscì ai quarti, ai rigori, contro un’Argentina più fortunata che bella.

Vedendo la divisione Fifa fa un po’ specie vedere la Svizzera, (in realtà molto poco svizzera e tanto straniera) in prima fascia, anche se sono sicuro che, complice anche il ranking, i rossocrociati faranno bene. L’Italia in seconda fascia e la Francia in terza, sullo stesso piano di Ecuador, Costa d’Avorio e Camerun, sembrano sconfessare una tipologia di classificazione che, non se la prenda nessuno, mi perplime molto. Le variabili impazzite sono le squadre di quarta fascia. Se potessi scegliere eviterei la Corea del Sud, che ormai non è più la squadra cuscinetto di dieci anni fa, se non altro per la corsa e la tenuta atletica. Ed eviterei sicuramente il Messico che a noi non ha mai dato troppe soddisfazioni. Non sarà la prima volta dell’Honduras bensì la terza, sebbene molti hanno dimenticato le partecipazioni del 1982 e del 2010.

Adesso non resta che aspettare i sorteggi. Pensate che paradossalmente ci si potrebbe ritrovare con un girone formato da Brasile, Italia, Francia e Messico e uno con Svizzera, Grecia, Ecuador e Iran. Occhio perché in prima fascia ci sono anche la Colombia, l’Uruguay e, a sorpresa, il Belgio, che torna ai Mondiali dopo 12 anni. E finalmente con una squadra che, a mio modesto parere, è ancora più forte di quella che arrivò quarta nel 1986. Ecco, se proprio dovessi spendere due euro per puntarle su una sorpresa io mi giocherei i Diavoli Rossi. Hanno tutto: grinta, gruppo, classe e corsa. E una squadra di talenti provenienti da tutto il mondo tra i quali spicca Romelu Lukaku, attaccante classe 1993. Magari non sarà Jan Ceulemans, ma assieme ai suoi compagni può davvero scrivere una storia nuova.

Appuntamento a giugno allora, per scoprire se il Brasile riuscirà finalmente a conquistare un Mondiale in casa sua dopo il melodramma del 1950, quando Ghiggia e Schiaffino zittirono il Maracanà, o se una nazione europea riuscirà a vincere un titolo in Sudamerica. In passato ci andò vicina solo l’Olanda, nel 1978. Quel Mondiale, disputato in Argentina, lo vinserò però i padroni di casa. Era l’epoca di Videla e dei desaparecidos e forse doveva andare così. E io adoro ricordare la storia dei Mondiali, perché mi aiuta, in parte, a ricordare i fatti e gli avvenimenti più importanti della nostra Società. Ma questa è un’altra storia e parla di Germania, Inghilterra, Spagna e Unione Sovietica. E credo che la scriverò presto.

Buon divertimento a tutti.

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