Riscoprirsi cittadini al corso di etica

“Ai giovani mancano punti di riferimento” è una di quelle frasi che si sentono ripetere sempre.
È anche sempre più difficile individuare delle persone degne di essere una vera guida, per rappresentare i valori comunemente condivisi. Guardiamo al mondo dei “potenti” e veniamo continuamente delusi, disorientati; forse allora dovremmo osservare le persone semplici, i “cittadini”, nel senso del vivere civile di diritti e di doveri, e da questo genere di esempi dovremmo (ri)partire.

A questo proposito è nata la proposta di introdurre all’università un corso di etica obbligatorio che rovesci il sistema attuale di percezione della giustizia dove il furbo è sempre nel giusto, per tornare a percepire la legalità come un valore, e il giusto e lo sbagliato con dei confini chiari e dei connotati positivi e negativi tangibili.

Bisogna ricordare e venire così a conoscenza della stima economica delle vite umane, bisogna ricordare che si può dire di no a quelle logiche che porterebbero a conseguenze disastrose, che presto o tardi si realizzeranno. Bisogna ricordare per inorridire e per poi tornare a ricordare nel momento della scelta; bisogna tornare ad avere la forza di scandalizzarsi, di percepire l’ingiustizia e soprattutto di non alzare le spalle. Altrimenti, come hanno dimostrato gli psicologi Zimbardo e Milgram, con i loro esperimenti, anche le persone buone (come molti si reputano di essere) possono arrivare a commettere azioni atroci.

Il corso, da un lato, dovrebbe analizzare svariati casi relativi ai danni economici e non solo prodotti dalle organizzazioni, ma anche scippi, rapine e furti di strada, e le truffe di illeciti societari, ad esempio in materia di salute, sicurezza sul lavoro, ambiente e prodotti difettosi.

Gli studenti che frequentano un corso di laurea come Economia, Giurisprudenza o Ingegneria, dovrebbero conoscere le regole economico-giuridiche o le formule scientifiche, ma non hanno mai avuto un corso obbligatorio sulle conseguenze di tali regole, che vanno innanzitutto conosciute e poi analizzate, soprattutto in rapporto al loro abuso sulla propria carriera e su quella altrui.
Gli studenti devono sempre aver presente che non è il loro comportamento etico ad impattare negativamente sulla loro futura carriera lavorativa, ma anzi, è esattamente l’opposto, seppure spesso i risultati di tali azioni siano visibili solo nel lungo periodo.

Purtroppo ci sono giovani che difficilmente riescono a capire la gravità di determinate azioni, perché i politici e i mezzi di comunicazione da loro controllati li confondono, e i loro, i nostri, pensieri diventano il frutto di altre opinioni forti, che cambiano continuamente come cambiano le priorità. I valori ne risultano continuamente offuscati, e i punti di riferimento non sono chiari.

Non si può affidare un tema così delicato come quello dell’etica al buon senso e all’autogestione degli studenti: un corso universitario obbligatorio potrebbe sicuramente aiutarli a riscoprire valori che già sono dentro di loro, ma che non riescono ad affermarsi con chiarezza.

Per tenere sempre viva un’etica che non si deve perdere mai, specialmente nei momenti di scelta più difficili.