Trapani: in 2500 a San Siro per sfidare l’Inter e il calcio dei grandi

Oggi, a San Siro, saranno in 2500. O forse di più. Un’intera città, Trapani, è in fibrillazione per l’appuntamento con la storia. Una cosa è certa: la Scala del Calcio si prepara ad essere invasa dai tifosi granata. Qualcuno dei giocatori del Trapani non è mai stato a San Siro nemmeno da spettatore e in fondo chi ci crede che, come dice mister Boscaglia, la priorità dei sicilani è solo la partita contro il Cittadella?

La Coppa Italia interessa a pochi, almeno fino a quando non si arriva alla fase calda. E per fase calda intendo dalle semifinali in poi. Ma c’è qualcosa di questo mercoledì di coppa che mi affascina, e nemmeno poco. Chiamatemi romantico o sognatore ma io, stasera, vorrei essere un tifoso del Trapani. Vorrei prendere un giorno di ferie e dire ai miei amici: ci andiamo a Milano?

Ma che ci andiamo a fare, a prendere quattro gol? Risponderebbe lui, probabilmente. E chi se ne importa, andiamo ad una festa. Mettiamoci il vestito buono e andiamo alla Scala. Poi cosa conta il risultato? E se facessimo uno scherzetto all’Inter? Oppure vorrei essere un tifoso dell’Avellino, per andare allo Juventus Stadium e riassaporare le sensazioni di quelle sfide un po’ retrò degli anni ’80. Platini contro Dirceu, due signori del calcio.

Mi affascinano queste trasferte vecchio stampo. Mettere da parte un po’ di soldi, i panini per il viaggio, le sciarpe al collo. Perdonatemi se preferisco questo calcio alla forzatura di una curva popolata solo da bambini che per di più si comportano come i grandi, gridando cose poco carine al portiere avversario. Nella mia idea di calcio i grandi e bambini stanno seduti vicino e i genitori insegnano ai figli il senso di una passione. A Bergamo come a Trapani, passando per Avellino e Lecce.

Perché, in fondo, il calcio è ancora una festa per qualcuno soprattutto quando hai visto, dal 1905 in poi, soltanto campi di provincia. Terreni di gioco infuocati, sediolini scomodi, settori ospiti sgarrupati. Invece, stasera, i tifosi del Trapani scatteranno foto da postare su facebook o da mandare a casa, scriveranno su Twitter che sono a San Siro, rivedranno vecchi amici che lavorano Al Nord. Come va la vita a Milano? Bene – risponderanno – lavoro, ma sai quanto mi manca la mia Trapani?

La Sicilia non è nuova a questi esodi. Ricordo ancora la prima trasferta dei tifosi del Palermo a San Siro dopo tanti anni di purgatorio (e inferno) nelle serie minori. Quel Minchia a san siro sugnu. E poi il pareggio di Luca Toni e il tripudio di mezzo stadio, altroché 10.000. E come dimenticare i tifosi del Messina e del Catania, quei difficili anni ’90 tra serie C1 e C2, la gloria lasciata al Licata di Zeman, al Giarre, all’Atletico Leonzio, all’Acireale di Papadopulo, capace di conquistare la serie B e salvarsi in un epico spareggio contro il Pisa, con un rigore di un certo Walter Mazzarri.

Stasera toccherà al Trapani e allora viva il Trapani. Dei ragazzi di Boscaglia solo due (Terlizzi e Ciaramitaro) hanno già giocato a San Siro. E chissà se anche a loro verrà in mente di dire ciò che Nicola Ventola, all’epoca attaccante del Novara, disse al suo allenatore, Tesser, proprio prima di una gara di Coppa Italia a San Siro contro il Milan “Mister, io ho già avuto il privilegio di giocare qui a San Siro. Dia questo premio a qualche altro ragazzo, lo merita“.

Appuntamento alle 21 a San Siro. Mi spiace solo che il calcio moderno non ci permetta di vedere un ritorno di queste sfide. Vedere il “Provinciale” e il “Partenio” pieni, ribollire di entusiasmo, sarebbe stato bellissimo. Ci pensino i signori della Lega Calcio. C’è ancora bisogno di festa in questo sport. Di riempire gli stadi e riassaporare il gusto di una serata diversa. E chissà come si dice, in Trapanese, Minchia a san siro sugnu.

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