Totò, Liliana Castagnola si tolse la vita per lui

La vita di Liliana Castagnola, all’anagrafe Eugenia, sembra fuoriuscire da uno di quei romanzi storici tormentati, fatti di amori maledetti e passioni dirompenti. La sua triste esistenza, piena di torture sentimentali e strazianti colpi di scena, dopo quasi un secolo mantiene il fascino misterioso che avvolge ogni storia tragica.

La bella chanteause genovese, nata nel lontano 1895, era decisamente famosa a quell’epoca nei salotti di tutta Europa. Considerata una vera bellezza secondo i canoni del suo tempo soleva farsi accompagnare da personaggi famosi e possidenti come ministri, principi, industriali.
Furono molti coloro che spesero per lei intere fortune, che accontentarono i suoi capricci e esaudito i suoi pretenziosi desideri. Molti altri nelle sue grazie non trovarono solo il languore e la delizia tipica di ogni fuoco amoroso, ma anche la morte: le fonti rivelano che fu cacciata dalla Francia perché indusse due marinai a battersi a duello per conquistarla.

Ma lo sconvolgente episodio non fu l’unico che coinvolse la donna: si narra che un amante geloso arrivò a spararle alla testa per poi togliersi la vita e che un principe veneto dilapidò una intera fortuna per conquistarla, venendo poi interdetto dalla propria famiglia.
Abituata al lusso e alle stravaganze passava dunque da un amante all’altro come gli insetti fanno a primavera con i fiori, con la stessa leggiadria e rapidità di una farfalla danzante.

In questo continuo e frenetico delirare senza meta la Castagnola si ritrovò presso il ‘Teatro nuovo’ di Napoli la sera del 12 dicembre del 1929, nella quale era in scena un attore di nome Totò.
Costui era protagonista di uno spettacolo che ebbe molto successo e che consacrò la nascita di un incomparabile talento del palcoscenico, destinato a diventare uno dei gioielli più preziosi del patrimonio artistico italiano.
Antonio De Curtis, in arte Totò, notò subito la presenza della avvenente signora alla quale l’indomani fece recapitare un fascio di fiori, accompagnati da questo biglietto:
E con profumo di queste rose che vi esprimo tutta la mia ammirazione’.

E furono proprio quei fiori profumati a sancire l’inizio di una appassionata relazione amorosa, ricca però di scosse e tensioni che indussero la Castagnola a divenire un’amante possessiva e opprimente.
Lei, che nel suo breve passaggio sulla terra aveva avuto ai suoi piedi magnati e principi di ogni provenienza, si donò completamente all’affascinante attore napoletano il quale, ben presto, decise di tagliare inesorabilmente il legame doloroso e soffocante che li univa.

Molti erano i biglietti anonimi che durante la loro relazione venivano recapitati a Totò per metterlo in guardia da quella donna oppressiva e pericolosa, come molte furono le lettere disperate che lei inviò a colui che fu il primo ad abbandonarla a se stessa.
Perché non sei voluto venire a salutarmi per l’ultima volta? Scortese omaccio! Mi hai fatto felice o infelice? Non so. In questo momento mi trema la mano… ah, se mi fossi vicino! Mi salveresti, è vero?
Liliana tua’
.

E da queste parole emerge, quasi con un velo di tenerezza, lo sgomento che attanagliò questa donna problematica e triste.
Il proiettile sparatole alla testa dal vecchio amante geloso, e mai estratto dalla calotta cranica, le dava dolori atroci e insopportabili che l’abituarono ad assumere tranquillanti di ogni sorta.
Una sera, nella sua solitudine presso la ‘Pensione degli Artisti’, decise di ingerire un intero tubetto di sonniferi.
Chissà se lo fece per allontanare l’emicrania o per soffocare l’angoscia dell’ amore perduto.

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