Bruxelles ricorda la lotta di Falcone e Borsellino contro la mafia

A Bruxelles si è svolta nei giorni scorsi la cerimonia per l’intitolazione di una sala della Commissione Ue ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Alla Commissione europea è stato anche presentato il cortometraggio “Sempre vivi“, scritto e diretto da Piefrancesco Li Donni, che racconta come la figura dei due giudici abbia segnato e continui a segnare la vita di ogni palermitano.

E l’inaugurazione della mostra fotografica dell’ANSA “Falcone e Borsellino vent’anni dopo”, seguita dalla proiezione di un documentario con lo stesso titolo, ha ricostruito la vita dei due giudici uccisi dalla mafia attraverso le testimonianze di familiari, magistrati e giornalisti.

Uno giornata ricca di eventi che ha coinvolto anche alcuni alunni delle scuole che hanno partecipato al primo concorso “Quel fresco profumo di libertà“, bandito dal Centro studi Paolo Borsellino in collaborazione con il Miur. Cinque le scuole vincitrici provenienti da Sicilia, Puglia, Veneto ed Emilia Romagna. Menzione speciale per il cortometraggio “Di là dal muro” realizzato dagli studenti di Enna con i detenuti della casa circondariale che, attraverso il racconto delle loro storie, hanno contribuito a diffondere la cultura della legalità.

Un dibattito su “Cultura della legalità e cittadinanza attiva: un impegno per l’Europa” ha visto la partecipazione, tra gli altri, anche del Presidente della Commissione parlamentare europea per il crimine organizzato, la corruzione e il riciclaggio Sonia Alfano. Il presidente della Commissione ha sottolineato l’importanza del testo, approvato a ottobre, che prevede per i paesi europei l’ineleggibilità, l’incandidabilità e la decadenza per i condannati per reati di mafia e corruzione. Importanza ribadita anche da Rita Borsellino che ha dichiarato “La vita e l’esperienza di Falcone e Borsellino sono servite a cambiare il modo di organizzare le strategie contro il crimine organizzato non solo in Italia ma anche in Europa“.

Questo spiega il senso dell’iniziativa, che è “Un atto di riconoscimento a quello che hanno rappresentato le loro vite e le loro morti“. I risultati ottenuti nella lotta alla criminalità organizzata, la spinta morale data alla risposta del Paese. Questi i risultati più importanti del loro lavoro. E un invito all’Europa, affinché prenda coscienza del carattere globale del problema, che non è circoscritto alla Sicilia e all’Italia.

Oggi più che mai, con le minacce dal carcere di Opera di Riina al pm Di Matteo e il timore di una ripresa della strategia stragista di Cosa Nostra, è bene ricordare il sacrificio delle tante persone che sono morte per cercare di far vivere tutti in un paese un po’ meno indegno e vergognoso rispetto a quello in cui viviamo oggi.

Chi aderisce all’associazione “Addio pizzo”, il popolo delle “Agende rosse” e tutti quelli che quotidianamente si battono perché il potere della mafia sia indebolito e annullato, ci ricordano che Falcone, Borsellino, il capitano Basile, Boris Giuliano, Chinnici e tutti gli altri “non li hanno uccisi: le loro idee cammineranno sulle nostre gambe”, come recita il sottotitolo della mostra dell’ANSA. Perché come diceva FalconeLa mafia è un fenomeno umano, è come tutti i fenomeni umani ha avuto un inizio e avrà anche una fine”, aggiungendo però anche che “si può vincere non pretendendo l’eroismo da inerti cittadini ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”. Tante persone, non solo magistrati, perché non si tratta solo di un problema di legalità ma soprattutto di un problema culturale, che con un impegno tenace e coraggioso può essere cambiato.

E proprio perché la mafia nasce come un modo di pensare avverso alla legge, che vede la legalità come un ostacolo al raggiungimento dei proprio scopi, la via da seguire è quella del coinvolgimento delle nuove generazioni. Paolo Borsellino le definiva “le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà, che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.