Lucia, la ragazza sfregiata con l’acido, ha rincontrato il suo carnefice

Questa mattina presso il Tribunale di Pesaro si è tenuta la prima udienza del processo per l’aggressione a Lucia Annibali, la ragazza sfregiata con l’acido, che vede imputato il suo ex fidanzato, Luca Varani e due uomini di origine albanese, Rubin Ago Talaban e Altistin Precetaj. Luca Varani è accusato di aver pagato il 16 aprile i due albanesi per bruciare con l’acido solforico il volto di Lucia, volendo così punire la donna che lo aveva lasciato.

Cappotto rosso fuoco, cappello scuro e occhiali, quando esce dall’auto dei carabinieri, Lucia Annibali si toglie la maschera di silicone che porta quattro ore al giorno. All’ingresso principale ci sono le donne dell’Udi con i cartelli: “Lucia potrei essere io”. Lei, per ora, vuole mostrare il suo volto solo a chi le ha fatto del male e al giudice che dovrà dare giustizia.

In aula Lucia guarda avanti. Non vale la pena guardare l’uomo che le diceva “hai il viso più bello del mondo” e poi l’ha fatta sfigurare. Solo per un attimo, ha voluto guardare il volto di Rubin Talaban, l’uomo che per lei era solo un passamontagna nero. Era l’ultima cosa che aveva visto prima della mano che lanciava l’acido, l’urlo di dolore e il buio che le copriva gli occhi. “Volevo vedere che faccia avessero, quei due. Non li avevo mai visti prima. Quello con il passamontagna è stato il mio incubo“.

Dopo ha cercato anche lo sguardo del suo ex fidanzato, stretto fra due guardie di custodia. “Volevo fargli vedere cosa mi ha fatto. Un attimo solo mi è bastato. Prima di arrivare in udienza ero agitata, sentivo dentro apprensione e anche paura. Poi in aula mi sono rilassata. Ho guardato quei tre e mi sono detta: Lucia, hai superato la prova. Quando ho guardato il mio ex ho capito una cosa importante: non mi fa più paura“.

Gli avvocati della difesa hanno chiesto il rito abbreviato, “subordinato però a integrazioni probatorie“. Vogliono sentire altri testimoni e periti. Il giudice Maurizio Di Palma dice che l’istruttoria non ha bisogno di integrazioni. Fissa l’udienza per il 21 febbraio, il 22 ci sarà la sentenza.

Luca Varani in aula ha raccontato la sua verità: “Io volevo che con l’acido i due albanesi facessero danni all’auto di Lucia, non a lei. Oggi ho offerto un appartamento, come risarcimento. So che è un piccolo gesto ma è tutto quello che posso fare“. Offerta respinta, l’amore come il perdono non si compra. Luca Varani ha avuto una figlia, due mesi fa, dalla fidanzata “ufficiale”, sempre nascosta a Lucia. Lui ha riconosciuto la figlia, la donna lo va a trovare in carcere.

In quel volto Lucia ha trovato sé stessa, una donna forte, coraggiosa, che non teme nulla. Lucia Annibali non ha mai avuto vergogna di mostrarsi in pubblico e ha confessato alla stampa di sentirsi bella. Da quando si è ristabilita si sta dedicando con grande impegno contro la violenza di genere. In occasione della “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne”, il Presidente della Repubblica le ha conferito l’Onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana per il coraggio, la determinazione, la dignità con cui ha reagito alle gravi conseguenze fisiche dell’ignobile aggressione subita.

Lucia Annibali, dopo l’udienza, è uscita dal portone del palazzo di giustizia, applaudita da tante donne. Sui loro cartelli hanno scritto “Siamo tutte parte lesa”, “Gli schiaffi sono schiaffi. Scambiarli per amore fa molto male”. A loro confessa che non ha provato niente nel rivedere Luca Varani, perché deve guardare avanti, al suo futuro.

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