Tutti contro Pato, da fenomeno a pensionato (di 24 anni)

Il Brasile doveva essere terra di rilancio per l’ex attaccante del Milan Alexandre Pato. In patria rinascerà, dicevano. Certamente il “papero” ha subito meno infortuni rispetto alle ultime due annate fra le fila rossonere, ma i gol stentano ad arrivare: sono solo 9 in 30 partite con la casacca numero 7 del Corinthians indosso. Il popolo carioca non ha gradito il suo apporto per il Timao, e la goccia che ha fatto traboccare il vaso consiste nel rigore che Pato si è fatto neutralizzare da Dida. Sbagliatissima la scelta di effettuare il cosiddetto “cucchiaio” nel Quarto di Finale della Copa do Brasil 2013.

Siamo ormai giunti alla fine dell’anno solare e la stampa brasiliana si è scatenata nei confronti di Pato definendolo il “Bidone del 2013”: pagato 15 milioni di Euro, una cirfa esorbitante per il calcio verdeoro, e pochissimi risultati ottenuti. Fra i commenti più emblematici circa il rendimento del giovane attaccante abbiamo: “Si è dimostrato arrogante e disinteressato. Un pensionato a 24 anni”. E ancora: “In questo momento sarà preoccupato per la nuova pettinatura che userà nella prossima stagione o quale esultanza preparare per il 2014. Da quando si è messo in testa di essere una star internazionale, ha dimenticato di giocare a pallone”.

A questo punto il Milan da una parte è dispiaciuto per quello che sta accadendo a un giocatore che ha realizzato la bellezza di 63 reti in 150 partite in rossonero, dall’altra consapevole di non doverlo rimpiangere, dopo averlo ceduto a cifre ancora piuttosto elevate lo scorso gennaio. D’altronde l’ex Internacional è stato vicinissimo alla cessione un anno prima, nella sessione invernale del calciomercato 2011/2012, quando fu inserito nella trattativa che avrebbe portato a Milano Carlos Tevez. La fiducia nei suoi confronti è durata molto poco: nei sei mesi precedenti alla sua definitiva cessione solo 4 presenze all’attivo.

Sembrava ieri quando Alexandre Pato è sbarcato in Italia, pagato 22 milioni di euro. Sembrava ieri quando un ragazzo non ancora diciottenne veniva assalito dai tantissimi tifosi in quel di Forte dei Marmi, luogo in cui si è incontrato con Adriano Galliani. Il tesseramento è avvenuto nel gennaio 2008, ha segnato alla sua prima presenza in gara non ufficiale e ha segnato anche all’esordio in gare ufficiali: il 13 gennaio, infatti, sigla il 5-2 a San Siro contro il Napoli allora allenato da Edy Reja. Era il Milan del cosiddetto KA-PA-RO, del formidabile tridente formato da Kakà, il fenomeno Ronaldo e, appunto, il “papero” di Pato Branco. Conclude il primo anno con 9 reti in 18 gare, media evidentemente strepitosa che non è passata inosservata agli occhi del CT della Seleção Dunga, deciso nel portarlo in Nazionale Maggiore nonostante i soli 18 anni d’età. Al Milan sorprende per altre tre stagioni, tenendo la media di un gol ogni due partite. Nel settembre del 2011 forse l’ultimo episodio memorabile in rossonero prima del calvario: dopo appena 25 secondi di gioco realizza un bellissimo gol al Barcellona nella fase a gironi della Champions League.

Meno di dieci giorni dopo, durante una gara pareggiata contro l’Udinese, Pato è costretto a lasciare il campo per una distrazione al bicipite della coscia destra. Da lì in poi una serie infinita di infortuni ha condizionato, e di molto, il promettente futuro del giovane attaccante. Inizia ad essere incolpato il Milan, reo di aver “pompato” troppo il giocatore da quando è arrivato in Italia fino al momento dei continui stop. A fine stagione 2011/2012 sono solo 18 le presenze, di cui solo la metà da titolare. Per l’annata successiva Pato si prende la maglia numero 9 e sembrerebbe pronto per il rilancio, ma ad agosto subisce un altro problema muscolare. Segna solo 2 reti in Champions prima dell’addio del successivo gennaio, di cui abbiamo già parlato prima.

Il brasiliano decide poi di accasarsi nella sua terra, in Brasile, sperando di tornare a giocare e segnare tanto. Gli infortuni sono meno frequenti, ma anche i gol. Ed ecco che a soli 24 anni Pato viene accusato di essere arrogante e disinteressato. Ci auguriamo che la sua parabola discendente possa aver fine, poiché possiede delle qualità immense che possono ancora essere espresse ad alti livelli.

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