La durata del governo appesa alla riforma elettorale

Entro fine gennaio si comprenderà la durata del governo. È stato Matteo Renzi a fissare questa data che, nel linguaggio del non detto, significa che o si trova l’accordo sulla Legge elettorale o si precipiterà il Paese verso le urne in primavera. Con ogni probabilità con il Mattarellum.

Molti i temi che sono scaturiti dall’Assemblea del Pd di domenica. In primis, l’incoronazione di Matteo Renzi che non ha risparmiato messaggi plateali e criptati durante il suo discorso. “Restare ribelli”, il nuovo messaggio che viene lanciato da Renzi a tutti gli iscritti del partito. Ma è sul timing delle riforme, 12-15 mesi, per realizzare un programma corposo e “rivoluzionario”, che si gioca la Legislatura. O meglio, non è neppure sulla mega riforma del lavoro, sulle unioni civili, sull’Europa e su tutto ciò che il segretario democartico ha annunciato sul palco, ma sempre e solo sulla riforma della Legge elettorale.

A ben vedere, infatti, la prima scadenza fissata è proprio questa: entro gennaio deve essere trovata la quadratura. Non più, dunque, entro maggio, come Renzi aveva dichiarato la scorsa settimana, ma entro il 31 di gennaio. E questa affermazione deve aver provocato un brivido freddo al premier Enrico Letta. Se non si trova l’accordo nella maggioranza che sostiene il governo – Pd, Ncd, Monti e Per l’Italia – si guarderà anche alle forze di opposizione, Forza Italia e Movimento 5 Stelle, questa la road map fissata dal segretario del Pd. È chiaro, dunque, che le fibrillazioni all’interno della maggioranza sono destinate a rimanere alte e continue per ancora molte settimane.

Il Nuovo Centrodestra del vicepremier Angelino Alfano potrebbe accettare la Legge elettorale del cosiddetto Sindaco D’Italia, con primo turno basato sul proporzionale per i partiti e secondo turno con i due candidati più votati. Ma, questa è solo l’ultima scelta del nuovo Pd targato Renzi. I “ribelli”, infatti, preferirebbero un modello alla francese, con collegi, che di fatto condannerebbe all’estinzione la gran parte dei partiti piccoli, garantendo – ad oggi – la sola sopravvivenza di Pd, Fi e M5S. Costringendo gli altri a stringere accordi di coalizione pur di strappare qualche rappresentante. Ed è proprio questo bipolarismo coatto che ha generato, lungo questi ultimi 20 anni, un’instabilità importante per il Paese. Se non si dovesse raggiungere questo obiettivo, la carta da spendere sul tavolo da gioco ha un nome ben preciso: Mattarellum. Anche in questo caso, ad essere avvantaggiati sarebbero proprio i grandi partiti.

Se si dovesse riuscire a trovare l’intesa all’interno del perimetro dell’attuale maggioranza, allora ci sono speranze che l’Esecutivo possa effettivamente arrivare al 2015. Se, invece, si arriverà ad un accordo extra-maggioranza per la Legge elettorale, il Governo Letta è naturalmente finito.

E allora cosa resterà dei punti programmatici illustrati da Renzi? Una buona base di partenza per il proprio programma elettorale da presentare agli elettori fra qualche mese.

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