Riccò rassicura: “Uno che si vuole uccidere non lo scrive”

Nei giorni scorsi, tra i fan di Riccardo Riccò, il panico ha preso il sopravvento. Il ciclista, dopo la sentenza di squalifica per doping fino al 2024, aveva fatto perdere le sue tracce, lasciando solamente un messaggio enigmatico sul suo profilo twitter:

Quelle parole hanno gelato il sangue a tutti, visto il chiaro riferimento al suo idolo Marco Pantani che il 14 febbraio 2004 si lasciò morire in un residence nei pressi di Rimini. Attimi di paura, persino il suo avvocato ha provato a rintracciarlo invano per ore fino a quando, rispondendo al telefono, Riccò ha esordito dicendo: “Sapevo che mi avreste cercato…”

Il ragazzo era effettivamente in un residence, da solo, a Rimini. Nella sua testa non c’è mai stata l’idea del suicido, quella situazione però gli ha riportato alla mente la triste fine del pirata. L’allarme è ufficialmente rientrato, così come era scattato, tra un tweet e l’altro:

Questa vicenda ha riportato alla mente un episodio analogo nel mondo del ciclismo, quando Mauro Santambrogio minacciò davvero il suicidio su twitter, e solo dopo aver visto tutto l’affetto della gente che lo seguiva, è tornato sui suoi passi. Queste le parole rilasciate in seguito alla Gazzetta dello Sport:
“Ho passato un momento davvero bruttissimo, la rete mi è stata utile, i messaggi che ho ricevuto mi hanno fatto capire che non sono solo. Da solo forse non posso farcela a uscire da questo tunnel, ma con l’aiuto di chi mi vuole bene sì. Grazie ancora per avermelo fatto capire”.

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