Matteo Renzi, alleati e avversari del nuovo segretario

Tutti, o quasi, giocano per Matteo Renzi. Alleati e nemici, rigorosamente politici, del segretario democratico. Forza Italia e Movimento 5 Stelle si iscrivono d’ufficio nella prima categoria. I gruppi di Camera e Senato, nella stragrande maggioranza, nella seconda. Così come il governo e il Presidente della Repubblica.

Il plebiscito delle Primarie che ha portato Renzi alla guida del Partito Democratico porta con sé una serie di aggiustamenti in corsa che rendono il quadro politico italiano tutt’altro che stabile. Certo, il segretario Pd ci sta mettendo del suo per cercare di massimizzare l’onda popolare che lo ha portato sulla poltrona di via Sant’Andrea, ripetendo, sempre e comunque, che spetta al Pd dettare l’agenda del governo, a cominciare dai temi economici e dalle riforme.

Partendo da questo presupposto le alleanze a geometria variabile saranno il must nei primi mesi del 2014, almeno fino a quando non si chiuderà definitivamente la finestra elettorale, al massimo nel marzo prossimo per votare eventualmente entro fine maggio, prima cioè dell’inizio del semestre di presidente dell’Unione Europea da parte dell’Italia.

La riforma della Legge elettorale è il vero nodo da sciogliere. Da questa dipenderanno le regole del gioco e la durata della Legislatura. Renzi ha dettato il timing: fine gennaio. Entro questo termine, la Camera dovrà aver votato, in prima lettura, la riforma. Varie le proposte sul tappeto di questa sfida.
La più accreditata è il Mattarellum rinforzato, vale a dire collegi con l’eliminazione della quota proporzionale in modo da renderlo sempre più bipolare. E premio di maggioranza da stabilire in base alla soglia di voti ottenuti. Attorno a questo sistema, giocoforza, Forza Italia e Movimento 5 Stelle ci starebbero, eccome. I tre moschettieri politici (Pd, Fi, M5S) risolverebbero d’incanto il problema relativo ai piccoli che sarebbero, quindi, costretti a compiere una scelta di campo. I centristi ed il Nuovo Centrodestra, anche se quest’ultimo come ribadito dal vicepremier, Angelino Alfano, ritornerà sotto le ali protettrici di Silvio Berlusconi, non amano questo potenziale sistema elettorale. Soprattutto i primi che rischierebbero di rimanere stritolati. E, dunque, rilanciano con il cosiddetto Tatarellum, sistema con cui oggi si eleggono i presidenti di Regione, o con il sistema di elezione dei sindaci: un primo turno proporzionale e, successivamente, coalizioni. Ma il niet dei democratici è quasi scontato su entrambe le proposte. Se l’impasse dovesse essere troppo lampante, Renzi non si farebbe scrupoli a cercare una nuova alleanza, non più l’apertura alle opposizioni, ma un doppio turno inviso a Forza Italia.

Altro problema che Matteo Renzi non sottovaluta è quello relativo al “controllo” politico dei gruppi parlamentari che, in larghissima parte, sono arrivati sugli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama grazie all’uscente segreteria Democrat, retta da Pierluigi Bersani. La non-presenza di Renzi dentro i Palazzi rischia di divenire un boomerang, magari non sulla riforma elettorale, ma sul Job-act, si. Altro aspetto da non sottovalutare e che promette fibrillazioni.

Il governo e il Capo dello Stato sono gli ultimi due giocatori di questa infinita partita politica. Renzi ha la necessità che l’Esecutivo faccia bene, ma non troppo. Tutti gli atti degni di nota dovranno essere targati Pd renziano. Ecco perché si fa strada l’ipotesi di un rimpasto di governo. A dare una spond, Scelta civica che – a seguito della scissione con i Popolari per l’Italia – è rimasta senza rappresentanza nell’Esecutivo. Renzi tace, ma questa richiesta può fargli gioco per risolvere il problema della permanenza di due ministri: Anna Maria Cancellieri alla Giustizia e Fabrizio Saccomani al Tesoro. La prima potrebbe pagare le famose telefonate sull’affaire Ligresti. Il secondo, invece, la sua freddezza nei confronti delle proposte, in tema di economia, avanzate dalla nuova segreteria del Pd.

Infine, c’è da affrontare la spinosa questione relativa al cappello protettore del presidente Napolitano sul governo che, nelle intenzione dei renziani, non dovrà rappresentare un ostacolo per arrivare a nuove elezioni quando i tempi saranno maturi. Il premier Letta e il Capo dello Stato sanno benissimo che una volta approvata la riforma elettorale sarà quasi impossibile non decretare, a stretto giro, la fine anticipata dell’attuale Legislatura. Alla tentazione della spallata per Renzi e i suoi, sarà difficile resistere. E come si è visto, a contribuire a far mandare i titoli di coda potrebbero essere anche gli alleati, di fatto, del segretario Pd. Con buona pace della stabilità e, forse, anche del semestre europeo di presidenza italiana.

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