Discorso di fine anno, a tavola con il Presidente Napolitano

Il presidente Napolitano, che un anno fa aveva fatto i suoi auguri al Paese, ma si era anche accomiatato, dato che il suo mandato era vicino alla scadenza, per una serie di eventi imprevedibili che lo hanno portato alla sua rielezione, a rete unificate ha rivolto il suo ottavo discorso di fine anno agli italiani.

Ha parlato dal suo studio, preferendo avere sullo sfondo la scrivania sulla quale ogni giorno lavora. Ma questo è un dettaglio di colore a corredo di contenuti impegnativi di un discorso col quale ha voluto ridare fiducia agli italiani. Al Colle c’è massima preoccupazione per un disagio sociale che è stato cavalcato in modo interessato e violento e per questo ha posto il lavoro al centro del suo discorso.

Questo è stato un anno tra i più pesanti dal punto di vista sociale e politico. Il 2014 deve essere un anno in cui si pongono le basi per uscire dalla crisi con il rilancio della crescita occupazionale. La situazione è così grave che sento il dovere di leggere alcune lettere che ricevo quotidianamente. Mi scrive Vincenzo, un imprenditore che ha chiuso la sua fabbrica nel 2001, ha lavorato dopo nel settore calzaturiero, ma ora è disoccupato, di sacrifici ne fa molti, ma mi chiede di pretenderli anche dai politici e non solo dai cittadini. In questa direzione, caro Vincenzo, il parlamento già si è mosso con l’abolizione del finanziamento pubblico e la riforma delle Regioni. Daniela mi scrive per il suo fidanzato, che a 44 anni viene considerato giovane per la pensione, troppo vecchio per lavorare. Marco da Torino mi chiede di menzionare il problema degli esodati, a cui chiedo al Parlamento di dare presto risposta. Un padre di famiglia mi scrive lamentando il fatto di non saper più se pagare le tasse o comprare il minimo per la sopravvivenza dei due figli. Franco, agricoltore di Vigevano, richiama nelle sue lettere lo spirito di fratellanza del dopo la guerra, sperando che rinasca per rendere stabile il Paese. Ricevo tante lettere di giovani, che pur sottolineando gli errori della politica, non sono rassegnati. Per Serena di Catania, i giovani sono il futuro, ma anche il presente. Tuttavia, i politici parlano dei giovani, ma non con i giovani. Veronica, 28 anni, dopo la laurea mi scrive che non riesce a trovare lavoro. Per lei la crisi del lavoro è causata dalla mancanza di fiducia che ha la politica nei giovani e mi chiede: Credo nell’Italia, ma l’Italia crede ancora in me? Ringrazio chi mi ha scritto per la fiducia e anche chi nelle sue lettere mi ha criticato. Per me sono uno stimolo per incentivare il cambiamento delle istituzioni. Ci sono grandi riserve di volontà e di coraggio nel Paese su cui contare e grazie al coraggio l’Italia risalirà la china. C’è bisogno di coraggio nel praticare la solidarietà da parte di associazioni, operatori pubblici, e cittadini, come a Lampedusa. C’è bisogno di coraggio di innovare nelle imprese, perché l’industria già indebolita anni fa sta tornando ad affermarsi con nuove produzioni, considerate eccellenze tecnologiche. Questo è il nucleo forte, vincente dello sviluppo economico del nostro Paese. Guardiamo al presente, al malessere diffuso, a cui bisogna dare risposte già nel 2014, ma lavoriamo per un progetto con un orizzonte più lungo. A tal fine, si richiedono lungimiranti e continuative scelte di governo. Il parlamento è attualmente bisognoso di nuove regole, non tocca a me dare giudizi sulle scelte dell’attuale governo, ma l’opposizione deve criticare in maniera circostanziata le proposte realizzabili. Ogni polemica e divergenza non deve creare un uno contro tutti. Nel 2013 non tutti forse ricordano il pericolo, il vuoto di potere, che si è creato per la credibilità dell’Italia e per la democrazia. Le scelte di quegli attimi hanno concitati hanno portato ad un risparmio di 5 miliardi di interessi sul debito pubblico. Tuttavia, i rischi già corsi potrebbero riproporsi, la democrazia rischia e può rischiare destabilizzazioni e per questo va salvaguardata con riforme, evitando il ricorso alla decretazione di urgenza, al voto di fiducia e ai maxi emendamenti. Alcune riforme sono priorità, già indicate dai miei predecessori e ora sollecitate anche dagli stessi cittadini. Le forze parlamentari devono unirsi per la riforma elettorale, più urgente dopo la sentenza della Corte costituzionale. L’Italia nel 2014 deve inoltre dare il suo contributo alla realizzazione della pace, esemplare l’impegno dei militari nelle missioni contro la pirateria e a tal proposito va tutta la mia vicinanza ai marò e un pensiero ai caduti. La comune responsabilità ai destini del mondo è già stata richiamata da papa Francesco con il ricorso al concetto di fratellanza verso chi fugge da guerre e carestie. Un appello per non dimenticare quello che ci ha dato l’integrazione europea: pace e solidarietà. Nel semestre di presidenza l’Italia deve premere per dei cambiamenti, ricordando che l’Europa unita è stata promotrice di diritti e valori, come l’ambiente, e al riguardo deprecabile è la situazione della Terra dei fuochi, territorio e paesaggio, diritti umani, offesi nelle carceri affollate. Ho espresso la mia vicinanza a realtà sociali difficili con la speranze di cambiamento però senza entrare nel merito delle soluzioni a queste criticità. Nei 7 anni precedenti e in questi 8 mesi, ho raccolto il sentimento diffuso degli italiani, sempre mirando a salvaguardare l’unità, la correttezza tra i poteri dello Stato Conosco il limite dei miei poteri, nessuno deve credere a mie pretese di strapotere personale e al riguardo non mi lascerò condizionare da campagne calunniose. Il 20 aprile scorso ci furono pressioni per una mia rielezione, sentii di non potermi sottrarre alle mie responsabilità verso la nazione, solo questo mi ha spinto, pur avendo dato per naturale la mia conclusione del mandato. Resterò presidente fino a quando la situazione del Paese lo necessita e fino a quando le forze me lo consentiranno. Spero di vedere nel 2014 avviato un lavoro di crescita e iniziato un lavoro di riforme. Italiani, guardiamo con serenità e con coraggio al nuovo anno.

Napolitano ha parlato ad un’Italia coraggiosa, a cui rivolgendo il suo saluto e il suo augurio, ha confermato il suo impegno. Con lo sguardo positivo rivolto verso il futuro, il presidente ha ricordato alle forze politiche, che fecero la pressante sollecitazione che ha portato alla sua rielezione, gli impegni presi. Fate bene e fate presto, perché l’Italia non può più aspettare.

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