Sudest asiatico: il “segreto” per contenere il coronavirus
Sudest asiatico: il “segreto” per contenere il coronavirus

Sudest asiatico: il “segreto” per contenere il coronavirus

Il Sudest asiatico ha messo in campo una strategia tutta “umana” per contenere l’espandersi del coronavirus. Un modello che non punta all’economia.

Pochi ne hanno parlato, ma c’è una parte del globo terreste, il Sudest asiatico, che ha messo in campo una “strategia” per contenere il coronavirus. Nazioni a “pochi passi” dalla Cina, come: Thailandia, Cambogia, Laos e Vietnam. In Thailandia, ad esempio, non si registrano nuovi casi di contagio locale da più di 60 giorni. A parlarne è stato anche il New York Times affermando che: “Non sappiamo cosa stia facendo la Thailandia, ma lo sta facendo davvero bene”. Una frase che potrebbe lasciare tanti punti di domanda e poche certezze se non fosse che un modello esiste davvero. In Thailandia così come nel Laos, Cambogia e Vietnam si è pensato fin da subito alla salute della popolazione lasciando completamente da parte il discorso “economia”.

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Il Sudest asiatico argina il coronavirus con un intervento “anti-economico”

sudest asiatico coronavirus Thailandia
Persone per strada durante il coronavirus in Thailandia (Getty Images)

Proprio così. Non potendo puntare sul grande utilizzo dei test anti Covid-19 queste regioni del Sudest asiatico hanno preferito lasciare da parte il discorso economico per concentrarsi sul “fattore umano”. Una strategia racchiusa in pochi ma intensi punti: dare immediata priorità alla salute e non all’economia, eccellente comunicazione con il pubblico, immediata chiusura delle frontiere e, soprattutto, un cambiamento della mentalità collettiva. Molti virologi hanno dichiarato di non aver dubbi “sull’eccellenza” dell’operato di queste regioni che, in caso contrario, si sarebbero ritrovate nella stessa situazione iniziale della Cina, nazione confinante, ove tutto è “scoppiato”.

Paesi che, oltretutto, non hanno preso sottogamba la situazione fin dall’inizio. Quando i casi, a inizio gennaio, erano sotto la soglia delle 1.000 persone è stato dichiarato da subito il lockdown. Gli abitanti hanno indossato immediatamente le mascherine e hanno collaborato come fossero un tutt’uno. La comunità che si stringe nel momento del panico più assoluto e mette da parte il fattore economico per far rispettare quello umano: salvaguardare la salute dei cittadini. Un aspetto che, invece, ha portato serie discussioni nel nostro “emancipato” Occidente. Alla fine, questo “maledetto” Covid-19, non avrà avuto l’effetto del tanto sperato “andrà tutto bene”, ma ha portato alla luce differenti vedute a livello mondiale.

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