Esaurite le annuali risorse del pianeta: l’effetto del lockdown

Il 22 agosto si sono esaurite le risorse del pianeta. Il giorno del sovrasfruttamento è arrivato un mese dopo rispetto all’anno scorso: tutto merito del lockdown

Le risorse del pianeta che ogni anno sfruttiamo, tendono ad esaurirsi sempre prima che si possano rigenerare. L’anno scorso la data di scadenza era stata a luglio, mentre quest’anno c’è stato un ritardo di oltre un mese. L’Overshoot Day, ovvero il giorno in cui entriamo in debito con il pianeta per le risorse che consumiamo, quest’anno è caduto il 22 agosto, mentre l’anno scorso era stato il 19 luglio. Tale ritardo si deve al lockdown e alle misure di contenimento adottate per combattere la pandemia di Covid-19. Il miglior risultato da 15 anni a questa parte, non si deve però a un cambiamento nel nostro stile di vita strutturale, bensì a una forzatura. Il coronavirus, chiudendo uffici, negozi e spostamenti tra Paesi diversi, ha ridotto l’impronta ecologica dell’umanità. Le emissioni di carbonio sono scese, così come i consumi energetici.
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Risorse del pianeta a rischio: serve un cambio di marcia globale

Power Station
Power Station (gettyimages)

Il giorno in cui il pianeta non riesce più a stare dietro le nostre richieste energetiche, entriamo ufficialmente in debito. Da quel momento fino al termine dell’anno, vivremo sprecando risorse che la terra non può più rigenerare. Il calcolo del giorno esatto è effettuato dal Global Footprint Network. Secondo tali studi, la terra impiega 20 mesi per rigenerare le risorse che consumiamo in 12 mesi, andando così a sottrarre risorse future. Le emissioni di carbonio sono sicuramente quelle ecologicamente più preoccupanti. Dimezzandole, avremmo uno spostamento dell’Overshoot Day di ben 93 giorni. L’emergenza climatica e la costante perdita della biodiversità, è il triste scenario che ci si configura davanti gli occhi, e che ormai possiamo toccare con mano. Grazie al lockdown, quest’anno le emissioni di carbonio sono scese però del 14%, e si è registrato un calo dei consumi pari all’8%. Tale soluzione, purtroppo, non è destinata a durare troppo. Senza un piano per il futuro, le previsioni parlano di un incremento già dal prossimo anno dei consumi, che rimanderà ancora indietro il giorno del sovrasfruttamento.
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