Buste paga, buona rivoluzione: cosa cambia e quanto ci costa

Tra le riforme ideate dal governo c’è quella dell’IRPEF, che potrebbe cambiare le buste paga di milioni di lavoratori: in che modo e quanto ci costerà.

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Cosa cambia in busta paga se passa la riforma IRPEF (Pixabay)

Sono moltissimi i progetti di riforma che in questo momento il governo sta mettendo sul tavolo per gestire i finanziamenti in arrivo. Nei primi mesi del prossimo anno infatti l’Italia riceverà i soldi del Recovery Fund, che l’esecutivo dovrà gestire con grande attenzione. Tra le molte proposte dei vari ministeri c’è anche la riforma dell’IRPEF, la tassa sulle persone fisiche.

Si tratta di una tassa che pagano tutti i lavoratori che guadagnano più di 5.000 euro lordi all’anno. Al momento il sistema fiscale italiano prevede cinque fasce di reddito con altrettante percentuali – o aliquote – di tassazione. Una delle modifiche proposte riguarda proprio queste aliquote: è arrivata infatti la proposta di passare al modello tedesco, cioè una percentuale di tassazione variabile da lavoratore a lavoratore in base al reddito.

Riforma IRPEF, cosa cambierà in busta paga

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Cosa cambia in busta paga se passa la riforma IRPEF (Pixabay)

Se passerà la riforma IRPEF discussa in questi giorni dal governo, le buste paga degli italiani potrebbero cambiare in positivo. Una delle conseguenze più rilevanti è l’abolizione del bonus Renzi, passato da 80 a 100 euro con la riforma del cuneo fiscale. Non si tratta però di un danno grave quanto sembra. I lavoratori che avevano diritto al bonus lo vedranno in busta paga come taglio sulle tasse e non più come guadagno sullo stipendio.

A guadagnare maggiormente dalla riforma sarebbero i lavoratori con un reddito tra 15mila e 20mila euro e quelli che guadagnano intorno ai 40mila euro l’anno. Per queste categorie di lavoratori ci sarebbe un guadagno tra il 2% e il 3%.

La proposta del modello tedesco non è l’unica sul tavolo, e anzi non ha proprio vita facile. Sia il Movimento 5 Stelle che Italia Viva infatti sono contrari ad un modello senza aliquote IRPEF. I pentastellati infatti in campagna elettorale avevano proposto la riduzione da 5 a 3 scaglioni di reddito. L’aliquota sarebbe del 23% tra i 10mila e i 28mila euro, del 37% tra i 28mila e i 100mila, e del 42% oltre i 100mila euro. Italia Viva invece sosteneva l’idea di accorpare le due aliquote attualmente esistenti del 38% e del 41% in una media del 36%.