Brexit, cosa cambia per gli studenti? La decisione di Londra

Dalla mezzanotte del 1 gennaio il Regno Unito non fa più parte dell’Unione Europea: il governo di Londra annuncia cosa succede agli studenti dopo la Brexit.

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Il parlamento di Westminster (Getty Images)

Dopo quattro anni di trattative e mediazioni, che in alcuni momenti sembravano destinati a naufragare, il Regno Unito ha ufficialmente lasciato l’Unione Europea. Dalla mezzanotte del primo gennaio infatti gli accordi per la Brexit sono entrati in vigore, sancendo un precedente importante. Si tratta infatti del primo paese che ha lasciato la Comunità Europea dalla sua nascita nel 1957.

Da oggi quindi entrano in vigore le nuove regole per i cittadini europei che decidono di visitare o trasferirsi nel Regno Unito. Una delle decisioni più attese legate alla Brexit riguardava gli studenti, che da sempre hanno cercato di trasferirsi per studiare nelle università britanniche. Da oggi però per i cittadini europei sarà molto più complesso studiare negli atenei inglesi: non sono infatti previsti sconti sulle rette universitarie per i cittadini comunitari.

Si tratta di un cambiamento che potrebbe spingere molti a rinunciare al proprio sogno. Le rette universitarie in Gran Bretagna infatti possono arrivare a ben 30mila sterline l’anno, a cui vanno aggiunte le spese per vitto e alloggio. Una spesa che moltissime famiglie non possono sostenere, e che potrebbe segnare una svolta negativa nelle relazioni culturali tra Europa e Regno Unito.

Brexit, il Regno Unito lascia a casa gli studenti europei

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La prima ministra scozzese Nicola Sturgeon (Getty Images)

La decisione di cancellare le agevolazioni per gli studenti cittadini dell’UE che decidono di studiare nel Regno Unito non è l’unica che tocca da vicino i giovani e giovanissimi. Il governo guidato da Boris Johnson infatti ha deciso di confermare l’uscita della Gran Bretagna dal programma Erasmus, ritenuto poco utile per gli universitari inglesi. Al suo posto il ministro dell’Istruzione Gavin Williamson ha promesso 100 milioni di sterline. I soldi serviranno per finanziare un programma alternativo, per far studiare all’estero gli studenti britannici.

Quest’ultima decisione ha scontentato una gran parte della popolazione del Regno Unito, soprattutto nelle fasce d’età più giovani. In particolare la Scozia, che da anni gode di un governo federale, ha annunciato tramite la sua prima ministra Nicola Sturgeon l’intenzione di voler rientrare nel programma Erasmus. L’entrata in vigore delle norme post Brexit potrebbe accendere di nuovo le rivendicazioni della Scozia, fortemente europeista e che da anni chiede l’indipendenza.