Stop all’algoritomo di Deliveroo: svolta decisiva per i rider

Una sentenza del Tribunale di Bologna mette un freno all’algoritmo di Deliveroo. Esultano i sindacati: “Svolta decisiva per i rider”.

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Un fattorino di Deliveroo (Getty Images)

La nota società di consegne di cibo a domicilio Deliveroo ha usato un algoritmo discriminatorio per valutare le prestazioni dei suoi rider. Lo ha stabilito una sentenza del Tribunale di Bologna, che ha condannato la società dopo il ricorso di alcuni lavoratori. Questa decisione dei magistrati emiliani ha fatto esultare i sindacati, che hanno parlato di una “svolta epocale” per le nuove categorie di lavoratori.

“Frank”, l’algoritmo che la società ha usato per valutare le prestazioni dei rider che collaborano con la stessa, è infatti “cieco”. Questo significa, secondo i sindacati, che non distingue tra chi si assenta per motivi futili e chi invece lo fa per malattia o perché in sciopero. Questa scelta della società costituisce una vera discriminazione, perché valutava solo la disponibilità al lavoro senza tener conto delle singole situazioni.

Si tratta di un precedente a livello europeo: nessun altro Tribunale aveva infatti condannato una società con queste motivazioni. La sentenza inoltre non fa riferimento ad un caso specifico, anche se alcuni lavoratori si sono costituiti come parte lesa, rendendola un precedente giurisprudenziale di grande importanza. Adesso la società dovrà risarcire ciascuno dei lavoratori riconosciuti come parte lesa con una compensazione di 50mila euro.

Deliveroo, la reazione della società alla sentenza: “Il sistema è cambiato”

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Fattorini di Deliveroo (Getty Images)

La sentenza del Tribunale di Bologna ha fatto esultare i sindacati, che l’hanno accolta come un riconoscimento di una nuova categoria di lavoratori dipendenti. Anche la reazione dei manager di Deliveroo però non si è fatta attendere, ed è affidata alle parole del General Manager Matteo Sarzana. L’uomo ha dichiarato che la società prende atto della decisione, pur non condividendola, ma ha anche annunciato che gli avvocati valuteranno un ricorso in appello.

Secondo Sarzana infatti l’algoritmo incriminato non avrebbe mai causato nessuna discriminazione, come è emerso dalle carte analizzate durante il processo. La decisione quindi avrebbe tenuto conto solo di potenziali discriminazioni in futuro. Infine il General Manager dell’azienda ha dichiarato che da novembre l’algoritmo ha ceduto il passo ad un nuovo sistema di valutazione, che non fa uso di statistiche.