Cosa significa “cringe”, la nuova parola ‘promossa’ dalla Crusca

La Crusca ha sdoganato la parola “cringe”. Il neologismo che spopola sui social entrerà ufficialmente nei dizionari della lingua italiana.

L'Accademia della Crusca ufficializza la parola cringe
L’Accademia della Crusca ufficializza la parola cringe (screenshot: pagina web Accademia della Crusca)

Negli ultimi anni, in giro per i social, l’abbiamo trovata scritta praticamente ovunque. Più di qualcuno si è chiesto cosa significasse, ma fino a oggi la parola “cringe” non aveva una definizione ufficiale. Ci ha pensato l’Accademia della Crusca, che non ha più potuto ignorare l’utilizzo insistente di questo termine, a darne una che andrà a finire sui dizionari. Cringe è ufficialmente un neologismo della lingua italiana.

Viene ovviamene dal verbo inglese “to cringe” che letteralmente significa strisciare, ma il senso dato in italiano al termine va ben oltre il significato letterale.

Cringe: cosa significa in italiano?

Una situazione tipo in cui la parola cringe potrebbe essere usata è quella in cui si prova vergogna per il comportamento di qualcun altro. Praticamente “che situazione cringe” è la versione social di “provo imbarazzo per te“.

La parola, nonostante abbia cominciato a essere usata in Italia soltanto da qualche anno, conta già 400mila citazioni su Google. È questo il motivo per il quale gli esperti dell’Accademia hanno deciso di ufficializzarla. Nel tempo, comunque, ha evoluto il suo significato pur riferendosi sempre a situazioni incresciose. Sbarcò in Italia nel 2011, quando veniva usata per identificare le cringe comedies, genere di film americani incentrati su gag sempliciotte. Da allora per la parola “cringe” è iniziata “la scalata verso il successo” fino ad attirare l’attenzione dei puristi della lingua di Dante, esponenti della Crusca.

Prima dell’ufficializzazione da parte dell’Accademia, il termine era già presente nel dizionario online Slengo, dedicato ai neologismi e compilato dagli stessi utenti del web. Dal prossimo anno invece la parola sarà presente in tutti i dizionari della lingua italiana, per buona pace di chi invece è contrario all’introduzione nell’italiano di termini derivanti dal gergo di internet.