Giornata della Memoria: perché si ricorda il 27 gennaio

Il 27 gennaio di ogni anno, dal 2005, si celebra il Giorno della Memoria per commemorare le vittime della terribile tragedia dell’Olocausto

Bambini ebrei in un campo di concentramento
Ebrei in un campo di concentramento (GettyImages)

Il 27 gennaio del 1945 le truppe sovietiche abbattono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz. I militari della 60a armata del maresciallo Ivan Konev liberano dunque i 7mila superstiti, tra cui moltissimi bambini e diversi malati. Il campo di concentramento di Auschwitz è stato il lager in cui morirono più ebrei, con un numero vicino al milione di vittime. La liberazione del campo è stata descritta da Primo Levi nel libro “La Tregua” – seguito di “Se questo è un uomo” – in cui lo scrittore racconta i momenti dell’arrivo dei russi fino al suo ritorno a piedi a Torino.

Dal 2005, dopo una sessione speciale dell’Assemblea delle Nazioni Unite, si è dunque stabilito di celebrare il Giorno della Memoria proprio il 27 gennaio. Data in cui i soldati sovietici entrarono nella città polacca. Con la liberazione di Auschwitz i testimoni racconteranno al mondo le atrocità subite dalla follia nazifascista.

Giornata della Memoria, gli ultimi testimoni della Shoah

Ebrei deportati nei campi di concentramento
Ebrei deportati nei campi (GettyImages)

Sono passati 76 anni dal giorno in cui le truppe sovietiche liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Al momento sono circa dieci gli ebrei sopravvissuti all’Olocausto nel nostro Paese, tra cui la senatrice Liliana Segre, Edith Bruck e Sami Modiano. Ultimi superstiti, a distanza di così tanti anni, hanno dato il loro prezioso contributo nel raccontare al mondo le barbarie subite nei campi. Con libri come “Chi ti ama così” di Edith Bruck – appartenente alla seconda generazione di testimoni – che nel decennio 1959-69 produce in Italia nuovi importanti memoriali dell’Olocausto.

Nel libro “Per questo ho vissuto”, Sami Modiano racconta “gli inferni” di Auschwitz, e la difficoltà di ricominciare a vivere dopo essere sfuggito a tali orrori. Superstite dell’Olocausto anche la senatrice a vita Liliana Segre, che ha di recente pubblicato il libro “La sola colpa di essere nati”, dove insieme a Gherardo Colombo ripercorre i drammatici momenti personali vissuti, dall’istituzione delle leggi razziali fino alla deportazione.