Dai Dpcm di Conte ai decreti di Draghi: qual è la differenza tra i due?

Mario Draghi ha appena emanato il suo primo dpcm, deludendo le aspettative di chi si aspettava una differenza dai provvedimenti di Giuseppe Conte.

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Giuseppe Conte, ex presidente del Consiglio (fonte: Getty Images)

I dpcm di Giuseppe Conte sono diventati l’incubo degli italiani durante l’anno della pandemia. Più del timore di contagiarsi, c’era quello di vedersi richiudere in casa dall’avvocato del popolo che, seduto nel suo studio di Palazzo Chigi, in diretta nazionale più volte ha annunciato chiusure e blocchi.

Dal 6 marzo sarà in vigore il primo dpcm emanato da Mario Draghi che si è dovuto servire dello strumento, a suo dire, per il poco tempo a disposizione tra la sua nomina e la scadenza dell’ultimo decreto firmato da Conte a gennaio. Dal 6 aprile, dunque, lo strumento del dpcm dovrebbe essere definitivamente spedito in soffitta a favore dei decreti legge, atti che hanno bisogno dell’approvazione del Parlamento, pena la loro decadenza. Questo invece non avviene per i dpcm (decreti della presidenza del Consiglio dei Ministri), su cui non viene aperta alcuna discussione.

Le differenze e le similitudini tra Draghi e Conte

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Il presidente del Consiglio Mario Draghi (fonte: Getty Images)

Sostanzialmente, fino a ora, i due premier hanno adottato lo stesso modo di agire. Conte lo ha fatto per un anno. Da quando il 9 marzo dello scorso anno si trovò nella scomoda situazione di dover annunciare al Paese che “l’Italia doveva rallentare i motori…fermarsi oggi per poter ripartire più forte domani”. Draghi ha promesso, fin dai suoi discorsi di insediamento, che tutti i provvedimenti verranno presi con il dovuto preavviso, così da dare il tempo alle attività di organizzarsi. Ecco perché, tra le altre cose, l’ex presidente della Bce ha voluto che i cambi di fascia di colore decisi ogni venerdì entrino in vigore dal lunedì successivo e non dalla domenica come invece era previsto con Conte.

Differenza importante, invece, sta nella comunicazione. Mentre Giuseppe Conte è stato presenza fissa in televisione per tutto l’anno scorso, Mario Draghi ha mostrato di volersi mantenere più defilato. Quando è stato presentato il dpcm in vigore dal 6 marzo, a parlare dal cortile di Palazzo Chigi sono stati il ministro della Salute Roberto Speranza, la ministra degli Affari Regionali Mariastella Gelmini, il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro e il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli.

Il cambio di atteggiamento dei partiti

Lega e Forza Italia sono entrati in maggioranza. Il cambio di atteggiamento è stato drastico. Con un approccio che al momento appare simile a quello della vecchia presidenza, Salvini e Tajani hanno abbandonato i toni da “dittatura sanitaria” che hanno scandito tutto il 2020.

Soltanto Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, al momento sembra determinata a continuare la sua battaglia per tornare ai “normali strumenti della democrazia”. Inoltre, a Draghi ha chiesto che i ristori vengano distribuiti in maniera più equa e con più criterio. No ai codici Ateco, ma calcolarli in base alle perdite di fatturato.