Carlo Conti, il ricordo dell’amico commuove: “Lo chiamavo fratellone”

A tre anni dalla sua tragica scomparsa, Carlo Conti ricorda il grande amico durante la puntata di “Ossi di seppia” su Rai Play

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Carlo Conti (getty images)

Sono già trascorsi tre anni dalla tragica scomparsa di un grandissimo dello spettacolo italiano. A celebrarne il ricordo è l’amico Carlo Conti nel programma di Rai Play “Ossi di Seppia”.

La puntata è stata intitolata “Uno di Noi” ed è stata dedicata al mai dimenticato Fabrizio Frizzi che ha drammaticamente lasciato per sempre il suo amato pubblico il 26 marzo 2018.

La sua amicizia con Carlo Conti era nata nel 1992, i due avevano dato vita ad una incredibile staffetta nell’ambito della conduzione del quiz show “L’eredità”, che sarebbe stata poi l’ultima fatica lavorativa di Fabrizio.

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Le parole di Carlo Conti in ricordo di Fabrizio Frizzi

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Fabrizio Frizzi (getty images)

Nella trasmissione “Ossi di Seppia” il conduttore di “Tale e quale show” si abbandona a commoventi dichiarazioni con riferimento al suo rapporto con Frizzi: “Io lo chiamavo fratellone mentre lui mi chiamava Babbo Carlo, perché siamo diventati “babbi”: un po’ grandi, un po’ adulti. Abbiamo condiviso questo fatto con le paure, le preoccupazioni dell’essere un po’ vecchi. Del rapporto con lui, porto alla memoria la sua risata fantastica, che sintetizzava la gioia di vivere. Questa sua aria da bonaccione, bonario. Lui aveva un intercalare: “Ha questi abbraccioni”. Ecco pensate ora quanto questi abbraccioni ci mancano“.

Il dolore per la perdita dell’amico trapela anche dal racconto di Conti di quel drammatico giorno: “Nel pomeriggio ricevo una telefonata da parte dei miei autori, Emanuele Giovannini e Leopoldo Siano. Mi dicono: “Stavamo registrando una puntata dell’Eredità e Fabrizio si è sentito male”. Mi si è gelato il sangue. Mi raccontano che aveva avuto un primo malore, Fabrizio aveva voluto riprendere e poi si era di nuovo sentito male perciò avevano chiamato d’urgenza l’ambulanza. Quelle ore lì sono state di angoscia assoluta, non si sapeva niente“.