Belgio, scuse del Re Filippo sul fronte colonialismo: ciò che non quadra in queste situazioni
Belgio, scuse del Re Filippo sul fronte colonialismo: ciò che non quadra in queste situazioni

Belgio, scuse del Re Filippo sul fronte colonialismo: ciò che non quadra in queste situazioni

Il Re Filippo, del Belgio, apre la mattinata con delle importanti e inaspettate scuse sul fronte del “vecchio colonialismo”.

Nessuno ci credeva, o quanto meno, aspettava. E invece il Re Filippo, del Belgio, tuona con delle scuse mirate ad un determinato e amaro periodo storico. Per la prima volta nella storia del Pese ha chiesto perdono per le ferite inflitte, e per i danni e gli innumerevoli traumi lasciati al tempo del colonialismo, alla Repubblica democratica del Congo. Lo fa prendendo carta e penna. Una lettera, scritta direttamente al presidente del Paese africano, Félix Tshisekedi, durante un’altra storica data: in occasione per i festeggiamenti dei 60 anni dell’indipendenza. Il sovrano, evidentemente scosso da ciò che sta accadendo oggi nel mondo (tra uccisioni per il colore della pelle e manifestazioni varie), ha voluto spedire (in tutti i sensi) un messaggio chiaro: “Ci tengo ad esprimere il mio più profondo dispiacere per le ferite del passato il cui dolore è oggi ravvivato dalle discriminazioni ancora presenti nella società”.

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Belgio, la lettera del Re Filippo: quello che non quadra situazioni

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Famiglia reale del Belgio (Getty Images)

Il caro e vecchio Re Filippo, che ad oggi conta 60 candeline (le stesse che, ad oggi, “spegne” per l’indipendenza, la Repubblica democratica del Congo) è al trono da quasi sette anni, esattamente dal 21 luglio 2013. Sul finire della sua lettera, a carattere cubitali, si legge: “dolore che oggi è ravvivato dalle discriminazioni ancora presenti nella società”. Sicuramente un bel gesto, ma sono l’attesa e i tempi d’intervento a non tornare. Il sovrano ha avuto a disposizione ben sette anni per scrivere una lettera che, ad oggi, dà un segnale molto forte, ma che forse arriva, sempre e troppo in ritardo, quando alcune piaghe si sono già sparse e son già tornate all’interno di società cosiddette sviluppate. Non sarebbe il caso di buttare giù un testo del genere qualche anno prima? Quando casi di razzismi non sussistono ma si tiene alto lo stesso il principio di fratellanza fra popoli?

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