Chat pedopornografiche su Telegram, altra inchiesta
Chat pedopornografiche su Telegram, altra inchiesta

Chat pedopornografiche su Telegram, altra inchiesta

Ancora un’inchiesta sulle chat pedopornografiche su Telegram: questa volta è la Procura di Firenze ad aver individuato un gruppo che scambiava video e foto con minori

Foto e video con minori protagonisti, anche molto piccoli. E’ questo il traffico scoperto dalla Procura di Firenze su alcune chat pedopornografiche di Telegram, accessibili a pagamento. L’indagine è stata coordinata da Luca Tescaroli, procuratore aggiunto del capoluogo toscano, e portata avanti dalla polizia postale. Il 28 luglio la svolta con perquisizione che hanno messo il gruppo spalle al muro. Nove le persone che sono finite sotto inchiesta, accusate di reati che vanno dall’istigazione a delinquere aggravata alla divulgazione, cessione e detenzione di materiale pedopornografico.

L’attività investigativa ha portato alla luce una rete in cui venivano scambiati immagini e filmati pedopornografici che non risparmiavano anche bambini molto piccoli. Il gruppo è costituito da adulti tra i 19 e i 55 anni: per tutti è arrivata la denuncia.

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Chat pedopornografiche, l’abbonamento per i canali Telegram

abusi minori
Immagine contro gli abusi sui minori (Foto di Gerd Altmann da Pixabay)

Secondo quanto riferiscono gli inquirenti, l’indagine è partita da un controllo sul telefono cellulare di una persona già oggetto di indagine per vicende simili. Sul suo smartphone è stato ritrovato materiale pedopornografico e da qui le indagini sono risalite agli altri appartenenti al gruppo. L’inchiesta ha portato alla luce un sistema molto ramificato in Italia: perquisizioni sono state ordinate in varie Regioni (Dalla Campania alla Sicilia, dal Friuli Venezia Giulia al Lazio).

Inoltre, gli appartenenti a queste chat dell’orrore si scambiavano anche consigli su come evitare i controlli della polizia: dal come trovare il materiale a come cancellare le tracce. Infine, sono stati anche individuati canali Telegram accessibili pagando un ‘abbonamento’ di 15 euro per entrare in possesso di materiale pornografico con protagonisti minori.

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