Omicidio Willy, i fratelli Bianchi trasferiti: violenti anche in carcere

Continua a tener banco la vicenda dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte: al centro della notizia i fratelli Bianchi e la loro violenza anche in carcere.

omicidio willy colleferro
Omicidio Colleferro, possibili nuovi indagati (Twitter)

La vicenda dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte non smette di riempire le pagine dei giornali e dei telegiornali. Il terribile assassinio da parte dei fratelli Bianchi è qualcosa che ancora ci turba e ci induce alla riflessione costante. Intanto i due, dal carcere, non fanno altro che chiedere massima protezione per paura di rimanere dentro l’imbuto delle aggressioni di altri carcerati.

Gabriele e Marco, sono questi i nomi, ormai noti, dei fratelli che hanno pestato a sangue e poi ucciso il povero Willy. Ora, entrambi, sono stati trasferiti nelle celle di isolamento “precauzionale” del carcere di Rebibbia, in quel di Roma. In stretta sorveglianza, vengono tenuti d’occhio per motivi che potrebbero scatenare l’ira di altre persone detenute nel carcere poc’anzi citato.

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La denuncia ai fratelli Bianchi: la violenza non conosce fine

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Gli aggressori di Willy (Foto da Twitter)

Il braccio dove sono stati trasferiti è il “G9”, uno dei peggiori, soprattutto a detta degli stessi detenuti che lo chiamano “il braccio degli infami”: persone sbattute in cella per reati sessuali o agenti di polizia che hanno abusato del loro potere. Un braccio che, in teoria, non lascia scampo. In pratica no. Altrimenti sarebbe una giungla. Di fatto, i due, sono tenuti sotto stretta sorveglianza ed escono (per prendere un po’ d’aria) quando non c’è nessuno degli altri detenuti nei paraggi.

Prima le richieste, poi la violenza. Contorti e spavaldi i fratelli Bianchi che, però, non passeranno ore tranquille nei prossimi mesi. Nelle ultime ore, al fronte di ciò poc’anzi detto, è arrivata anche una denuncia da parte di una ragazza di origine marocchina. La ragazza ha scritto all’associazione Detenuti Liberi accusando i fratelli di aver aggredito il padre, anche’esso, appunto, rinchiuso nel carcere di Rebibbia.

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