Dante duramente attaccato dal giornale tedesco: la reazione è esemplare

Il giornale tedesco non ha risparmiato un attacco a Dante nelle ultime ore. E’ scoppiato un vero e proprio caso che sta facendo discutere non poco. Cosa è successo e la reazione

Dario Franceschini in primo piano
Dario Franceschini @GettyIMages

Toccateci tutto, a noi italiani, ma non provate a denigrare Dante, perché poi diventiamo delle furie. A farne le spese, stavolta, è stato il ‘Frankfurter Rundschau”, quotidiano tedesco, che oggi ci ha un po’ rovinato il Dantedì. E ha scomodato anche il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini, che ha citato una massima proprio dell’autore della Divina Commedia: “Non ti curar di loro, ma guarda e passa”. Semplice e lapidario. O forse no. Perché no, non ci stiamo che il nostro Sommo Poeta venga considerato un plagiatore e un arrivista.

“Il 14 settembre 1321 il fiorentino Dante Alighieri morì in esilio a Ravenna, quindi perché un articolo su Dante oggi? L’anno scorso, il 25 marzo è stato introdotto il Dante Day in Italia”, inizia in maniera un po’ retorica l’articolo che il fondatore del giornale ha dedicato al nostro Sommo Poeta, di cui ripercorre velocemente la vita.

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L’attacco dalla Germania a Dante: la ricostruzione e le parole usate

Mezzo busto di Dante Alighieri
Statua di Dante Alighieri (Getty Images)

L’Italia lo loda come uno di coloro che ha portato la lingua nazionale ai vertici della grande letteratura”, scrive ancora (e noi siamo d’accordo), ma poi arriva la stoccata: “Con uno sguardo ai modelli provenzali, i testi nella lingua madre erano inizialmente poesie d’amore. Come i trovatori, anche i poeti italiani cantavano donne di fantasia o vere”, ma c’è una differenza, si legge ancora, “i trovatori erano cantanti poi, dei cui capolavori è sopravvissuto solo il testo, ma Dante mirava a ottenere lo stesso effetto – senza musica. Si è sempre sentito in competizione. Era interessato a superarlo. L’impossibile era il suo elemento”.

E poi anche il viaggio di Maometto rivisto dal nostro Dante: “Si farebbe un’ingiustizia se si sottovalutassero le sue ambizioni competitive. Così come ha fatto sembrare vecchia la poesia provenzale, avrebbe potuto sognare di superare l’ascensione musulmana con quella cristiana”.

Ma è l’ultimo passaggio a irritarci, soprattutto. “L’amoralità di Shakespeare, il suo ritratto di ciò che è – tutto questo, anche l’immaginazione del poeta! -, ci sembrano anni luce più moderni del tentativo di Dante di avere un’opinione su tutto, di trascinare tutto davanti al tribunale della sua moralità. L’intera gigantesca opera è lì solo per consentire al poeta di anticipare il Giudizio Universale, di compiere l’opera di Dio e di mettere il buono da una parte e il cattivo dall’altra”, conclude.