Jake Angeli arriva a Montecitorio: chi è ‘lo sciamano’ italiano

Jake Angeli presente a Montecitorio nelle proteste in piazza contro le chiusure imposte dal governo per il Covid. Chi è lo “sciamano” italiano

Jake Angeli
 Angeli (Getty Images)

Alzi la mano chi non ricorda Jake Angeli. Lo ‘sciamano’ diventato simbolo delle proteste con tanto di irruzione al Campidoglio a Washington lo scorso 6 gennaio. Immagini che fecero il giro del mondo, con Angeli che portava avanti la sua battaglia al fianco di Donald Trump.

Una figura, quella di Jake Angeli, comparsa in bella mostra anche oggi, da quest’altro lato dell’Oceano Atlantico. Jake Angeli era infatti in piazza a Montecitorio oggi insieme ai manifestanti a favore delle riaperture delle attività. Una figura che si è fatta subito notare, anche perché impossibile non accorgersene.

Ma era davvero Angeli? Ovviamente no. Italianissimo, ha utilizzato il copricapo diventato simbolo della rivolta per accendere i riflettori sulla situazione dei ristoratori nel nostro Paese. E dunque volto dipinto con il tricolore e via a manifestare ed esprimere il malcontento, con tanto di corna in testa.

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Jake Angeli, chi è lo “sciamano” italiano

Ma chi è l’uomo che ha “vestito” i panni di Jake lo Sciamano? Si tratta di un ristoratore modenese, il 51enne Hermes Ferrari, padre di una ragazza di 20. “Jake Angeli – ha detto spiegando la scelta dell’outfit bizzarro – è stato visto in tutto il mondo, ecco perché mi sono vestito così. Lo faccio se serve a farmi sentire” ha esclamato.

Siamo esasperati” ha poi aggiunto rivelando la situazione drammatica di tutti i ristoratori italiani, chiusi ormai da mesi ed in gravi difficoltà economiche. “I contagi sono gli stessi eppure hanno chiuso palestre, ristoranti e cinema” ha sostenuto, spiegando come sia andato a Roma per “portare la testimonianza di come sia possibile restare aperti” avendo lui già proceduto dal “15 gennaio“.

Non ci sono più soldi, a breve staccheranno le utenze e dovremo chiudere” disse in occasione della manifestazione dello scorso 15 gennaio quando i locali riaprirono come gesto di protesta. “Il Covid è possibile prenderlo nel mio ristorante come in una mensa” aveva spiegato ammettendo di aver preso tutte le precauzioni del caso.