Addio William English, genio dell’informatica: inventò il mouse
Addio William English, genio dell’informatica: inventò il mouse

Addio William English, genio dell’informatica: inventò il mouse

William English, l’uomo che nel 1963 inventò il primo mouse per computer della storia, è morto oggi a 91 anni.

Il mondo dell’informatica perde oggi uno dei suoi inventori più importanti. William English è morto il 26 luglio all’età di 91 anni a San Rafael, in California. La notizia è stata resa nota solo oggi dalla moglie. English è famoso per aver realizzato nel 1963 il primo mouse della storia dell’informatica. L’idea gli venne grazie alla collaborazione con Douglas Engelbart, l’autore effettivo del progetto poi realizzato da English. I due collaboravano dagli anni ’50 al progetto di un computer che tutti potessero usare senza dover studiare. In quegli anni infatti i computer erano tutto tranne che intuitivi, e lavoravano principalmente con schede forate e tastiere da macchina da scrivere. Grazie all’invenzione del mouse i due realizzarono nel 1968 il primo progetto di personal computer, mostrando al mondo il futuro dell’informatica.

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William English, una carriera brillante

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Il primo mouse creato da William English (Wikimedia Commons)

La carriera di William English prese il volo quando nel 1968 presentò a San Francisco il primo personal computer della storia, chiamato NLS. L’evento, realizzato in collaborazione con il collega e amico Douglas Engelbart, fu descritto come “la madre di tutte le presentazioni”. Fu in quell’occasione che nacque anche il termine “mouse“: sembrava infatti che il puntatore inseguisse le icone sullo schermo – altra invenzione del duo di ingegneri – come fa un gatto con un topo. Le icone e il mouse non furono le uniche idee ad essere presentate a San Francisco in quell’occasione. English ed Engelbart infatti presentarono anche il primo software di impaginazione testi, la prima videoconferenza e i primi collegamenti ipertestuali conosciuti anche come link. Alcuni sostengono che le idee geniali dei due ingegneri potrebbero aver avuto un piccolo “aiutino”. Entrambi infatti facevano parte di un programma del governo degli Stati Uniti che studiava l’influenza dell’LSD sulla mente umana.

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