Max Biaggi-Valentino Rossi: l’eterna rivalità

In pista ci sono un “corsaro” e un “dottore” che se le danno di santa ragione. Non è l’inizio di una barzelletta, ma il riassunto di una delle rivalità più accese nella storia del motociclismo e dello sport in generale: quella tra Max Biaggi e Valentino Rossi. Una storia che non si è mai effettivamente chiusa, arricchita da continue schermaglia anche fuori dalle gare, ma cui ora si aggiunge un nuovo piccantissimo capitolo.

A dare fuoco alle polveri è stato il 42enne romano, in occasione della presentazione della sua autobiografia il cui titolo è già di per sé tutto un programma: “OLTRE”. Un libro davvero appassionante, che ripercorre la carriera del “corsaro” sin dagli inizi, quando trascorreva intere giornate tra la palestra e il circuito di “Vallelunga” per assecondare la sua immensa passione per le moto. Pilota duro ma con atteggiamenti tanto corretti in pista, quanto schietti e leali fuori (caratteristica che nel tempo gli procurerà più nemici che amici), Biaggi stavolta si è voluto togliere qualche sassolino dalla scarpa e il centro delle sue attenzioni non poteva che essere Valentino Rossi, il suo storico rivale.

In un’intervista rilasciata a Sport Mediaset, nella quale anticipa i contenuti del suo libro, il pilota romano ricorda così gli inizi di questa rivalità che ha diviso in due l’Italia delle moto: “La nostra rivalità risale a quando correvamo ancora in categorie diverse, ma questo spiega ancora di più quanto sia stato abile ad arrampicarsi sulla mia schiena come una scimmia molto veloce.
Ma “scimmia” vuole essere un modo di dire. Poi ha iniziato a meritarsi tutto quello che ha fatto, perchè è stato molto bravo
”.

Biaggi parla di quando Valentino festeggiò la vittoria in un Gran Premio nella categoria 125 portando in sella con se una bambola gonfiabile cui aveva attribuito le sembianze di Claudia Schiffer, con riferimento implicito al già affermato e, secondo lui, troppo modaiolo collega romano.

Ma chi pensa che questo può bastare, è presto servito, arrivando a definire nel suo libro “clown” il campione di Tavullia, salvo poi spiegare queste sue parole così: “Tutte queste scenette sono da showman. Sono cose che a volte cozzano un po’ con lo sport. La MotoGp spesso è rude, e questo modo un po’ così era innovativo e probabilmente ha girato a suo favore, rendendolo ancora più popolare, al di là del semplice risultato sportivo”.
Una rivalità antica quella tra Biaggi e Rossi, nata, come detto, ai tempi in cui i due ancora correvano in categorie diverse. Scrupoloso e metodico il primo, estroso e fuori dagli schemi il secondo, ma entrambi a modo loro vincenti: questi due fenomeni delle moto non potevano che entrare in rotta di collisione alla prima occasione utile in pista.

Una rivalità fatta di schermaglie e battute, dialettica prima ancora che sportiva, che ha avuto il suo momento più caldo nel primo Gran Premio della stagione 2001: siamo in Giappone, Biaggi è un pilota affermato ma ora in difficoltà causa la pochezza tecnica della sua Yamaha, Rossi continua inarrestabile la sua ascesa. Durante la gara, per difendere la sua posizione, Biaggi allarga il gomito buttando “il dottore” fuori pista; il giro seguente Rossi riprova l’assalto con un sorpasso al limite, mostrando al rivale il dito medio. Dello stesso anno è la rissa tra i due, generata da futili motivi, ai piedi del podio del Gran Premio di Barcellona.

Una storia che è proseguita tra molti altri episodi e che pare, dati gli ultimi sviluppi. destinata a non avere fine. Una lotta tra due persone, prima ancora che tra due piloti, che si sono odiati ma rispettati, così diversi eppure accomunati dallo stesso unico scopo: primeggiare. L’eterna diatriba tra due grandi piloti che, seppur a distanza di pochi anni, riportano la mente ad un motociclismo antico, umano, quasi “eroico”, un mondo che nel motociclismo moderno, fatto di mezzi prima che di persone, in molti rimpiangono.