Ancora scontri in Ucraina, a Kiev intervengono le teste di cuoio

Oltre 350 mila persone stanno protestando da giorni tra Kiev e le altre città dell’Ucraina contro la decisione del governo di non firmare l’accordo con l’Ue. Scontri violenti ci sono stati anche davanti al palazzo presidenziale, dove per sgomberare i manifestanti sono intervenuti i Berkut, le teste di cuoio.

Le cariche e le manganellate hanno colpito anche alcuni giornalisti, distruggendone le telecamere. Ieri, secondo quanto raccontato da alcuni testimoni, gli agenti in assetto antisommossa erano tantissimi, forse addirittura duemila, e sono intervenuti intorno alle 4.30 del mattino colpendo “chiunque, anche la gente a terra“.

Una rappresentante della polizia, Olga Bilik, ha dichiarato che l’intervento delle teste di cuoio è stato deciso poichè “gli agenti erano stati provocati“.

La repressione è stata violenta e 35 manifestanti sono stati feriti, sette sono stati anche ricoverati. A questi si devono aggiungere i numerosi contusi e i 12 agenti feriti. 35 le persone arrestate con accuse di teppismo e resistenza a pubblico ufficiale, ma molti sarebbero già stati rilasciati.

Le violenze hanno subito provocato la condanna da parte della comunità internazionale, dagli Stati Uniti all’Unione europea, nonché la reazione dell’opposizione e del leader Yulia Tymoshenko, attualmente in carcere al suo sesto giorno di sciopero della fame “per solidarietà con i manifestanti“. La Tymoshenko sostiene gli ucraini a continuare la protesta “finché il regime non sarà abbattuto“, mentre il partito Patria di Tymoshenko, e Vitali Klitschko, campione di pugilato e leader di Udar, chiedono elezioni presidenziali e legislative anticipate e le dimissioni di Yanukovich e del suo ministro dell’Interno.

Le proteste a Kiev si erano intensificate dopo che, venerdì scorso, a Vilnius, durante il vertice con l’Ue, il presidente Yanukovich ha reso ufficiale il no al trattato di associazione, primo passo verso l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea. Il presidente ucraino ha dichiarato di non aver chiuso in maniera definitiva la possibilità di un futuro accordo con l’Unione europea. “L’Ucraina ha fatto la sua scelta geopolitica“, ha dichiarato in una nota diffusa in occasione dell’anniversario del referendum che portò all’indipendenza nel 1991. “Siamo un popolo europeo e la nostra strada è stata tracciata dalla storia, ma al tempo stesso è mia profonda convinzione che il nostro governo debba far valere il suo ruolo di partner alla pari nell’associazione alle nazioni europee“. E il no al trattato di associazione con l’Ue, stando alle dichiarazioni ufficiali, sarebbe derivato dalla necessità di scongiurare un boicottaggio commerciale da parte di Mosca.

Il ministro dell’Interno ucraino, Zakharchenko, aveva avvertito che se ci fossero stati ancora disordini le forze di sicurezza avrebbero reagito. “Non siamo la Tunisia o la Libia”, aveva dichiarato riferendosi alle rivolte della primavera araba.
E dopo la condanna della comunità internazionale il presidente ucraino ha sollecitato un’indagine “obiettiva” sull’intervento della polizia e si è anche detto “indignato” per le violenze.

Intanto i siti web del governo e del ministero dell’Interno sono stati più volte attaccati e resi non funzionanti, mentre le giovani attiviste del gruppo femminista Femen continuano la loro protesta a seno nudo. Sembra che i leader dell’opposizione ucraina abbiano incontrato gli ambasciatori di alcuni Paesi dell’Ue, mentre la petizione per chiedere agli Stati Uniti sanzioni dirette per Yanukovich e i membri del governo ha già raccolto più di 85.000 firme.

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