Arabia Saudita, 23enne gay il carcere per una foto “sconveniente”

Suhail al-Jameel
Suhail al-Jameel

L’Arabia Saudita è uno di quei paesi che ancora puniscono l’omosessualità. E che lo fanno anche in modo aspro. Nel paese, infatti, essere gay significa andare incontro a pene piuttosto cruente, che possono andare dal carcere alle punizioni corporali.

Con questa (triste) realtà potrebbe presto farci i conti anche Suhail al-Jameel, personaggio noto sui social network, che rischia ora fino a tre anni di carcere per aver “osato” caricare su Twitter una foto considerata “sconveniente”. Sconveniente perché ritenuta “di nudo”, nonostante nello scatto Suhail indossasse dei pantaloncini. Infatti, non è tanto l’inesistente nudità ad aver acceso i riflettori su di lui, quanto la posa, l’ammiccamento e la fantasia dei pantaloncini che accosterebbero il ragazzo ad una presunta omosessualità.

Suhail, per questo, è stato arrestato e successivamente rilasciato, ed è ora in attesa del processo. Il rischio che questa storia possa finire in tre anni di reclusione è piuttosto concreta, e non è nemmeno da escludere l’ipotesi che il ragazzo possa incappare nelle pene corporali, tanto più se la cosiddetta “comunità internazionale” non farà sentire la sua voce.

Suhail, intanto, ha fatto sentire la sua: “Nel 2019 essere gay significa ancora non essere i benvenuti in Arabia Saudita. Qui si deve vivere in segreto e non in pace. Volete il turismo ma non ci riconoscete la libertà. La polizia ha cambiato le accuse nei miei confronti parlando piuttosto di nudità. Ma come posso essere ritenuto nudo se nella foto porto dei pantaloncini?”.

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