Articolo 18: Cgil e Governo tra incontri “fantasma” e veleni quotidiani, ma cosa sta succedendo?

    Tanto rumore per nulla: nel primo pomeriggio una nota di Palazzo Chigi, redatta di concerto con la Cgil, smentisce categoricamente il presunto “incontro segreto” tra Mario Monti e Susanna Camusso per trattare sull’articolo 18, proprio mentre su Twitter la stessa Confederazione ribadiva lo stesso concetto, chiedendosi chi è che vuole far saltare il confronto tra le parti. Una risposta netta al quotidiano “Repubblica”, quindi, una decisa presa di posizione da ambo le parti che tende, tra l’altro, a sottolineare che non ci sarebbe stato nulla di strano nel render pubblico il faccia a faccia se fosse avvenuto davvero, visto che un precedente c’era già stato a novembre scorso, all’atto di insediamento del nuovo governo. Susanna Camusso rincara la dose, perchè proprio non ci sta ad essere tacciata di una sorta di collaborazionismo, anzi restituisce i sospetti al mittente: “Prima due fondi di Scalfari, ora una notizia falsa in prima pagina. Chi vuole forzare la mano? Noi non subiremo pressioni improprie”.

    Ma Repubblica ribatte a stretto giro di posta: “Il nostro giornale ribadisce comunque la sua ricostruzione, sottolineando di aver appreso la notizia dell’incontro e dei suoi contenuti da fonte certa“. Dunque la giostra ricomincia, mentre il popolo della rete (forse) si illude di essere sempre parte attiva e non, come ultimamente accade, trascinato strumentalmente nel vespaio di polemiche sul nulla, perchè è bene ricordare che fino a questo momento la posizione ufficiale del governo è stata quella di inserire -anche- una discussione sulla flessibilità in uscita, ma solo in un contesto più ampio di revisione dell’intero mercato del lavoro per i neo assunti, e non, come qualcuno ha fatto in passato, predisporre “l’abrogazione dell’articolo 18” in quanto tale, come se una scelleratezza simile potesse davvero sortire effetti positivi sull’occupazione.

    A tal proposito l’Adnkronos ha sentito Sergio Cofferati, ex leader storico della Cgil, autore della più grande battaglia in difesa dell’articolo 18 mai avvenuta, contro gli assalti dell’allora ministro del lavoro Roberto Maroni, durante il secondo governo Berlusconi. “E’ molto importante per la difesa della dignità del lavoro e per l’effetto deterrenza che determina: non è un caso che non siano poche le persone che vengono reintegrate, a conferma dell’efficacia della norma che scoraggia comportamenti negativi da parte delle imprese” dichiara quindi Cofferati, ammettendo però che qualcosa da cambiare sicuramente c’è, in particolare riferendosi alla deprimente lunghezza dei contenziosi che toglie certezza a lavoratori ed impresa, insieme all’eccessivo numero di tipologie contrattuali, che sono divenute la manna degli imprenditori furbetti che hanno imparato “l’arte” dello sfruttamento di manodopera specializzata. “Quattro, massimo cinque tipologie consentirebbero una buona flessibilità” conclude l’ex leader sindacale.

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    Intanto, dietro tutta la cortina fumogena, le posizioni in vista dei prossimi incontri si stanno delineando, con la Confindustria che al solito tenta il colpo gobbo con la richiesta di relegare il reintegro ai cosiddetti licenziamenti “discriminatori” o “nulli” (guarda caso i più complicati da provare in giudizio) e prevedere per tutti gli altri casi di soccombenza di un’azienda, soltanto un indennizzo di natura economica.

    Posizione molto più interessante, invece, quella del responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, e del suo collega Emilio Gabaglio, che propongono per i licenziamenti individuali di carattere economico un percorso analogo a quello per i licenziamenti collettivi, un’idea ripresa giusto qualche giorno fa dai leader di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, che la stanno portando avanti insieme alla richiesta di una corsia preferenziale per le cause di lavoro relative ai licenziamenti, che sarebbero sempre e comunque esperibili anche al termine delle procedure concordate per l’interruzione del rapporto di lavoro.

    Un bel rebus per una Cgil che si trova tra incudine e martello, mentre tra le poche certezze c’è sicuramente il fatto che qualcuno sta pericolosamente soffiando sul fuoco, sia da destra che da sinistra, per fini propagandistici o addirittura altri non ben chiari.

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